Da 30 anni Sergio Staino, maestro di satira e impegno politico racconta con le sue vignette la realtà in cui viviamo. A partire dal lavoro e dalla distinzione tra padrone e operaio. “Che oggi non ha più senso” dice

 

Bobo non molla. Nato nel 1979, ancora oggi è uno dei simboli dei lavoratori italiani. Con lui, dalle prime pagine dell’Unità, Sergio Staino ha rappresentato attraverso la satira i cambiamenti della società, il lavoro in primis. Che oggi continua a raccontare con le sue vignette. Anche se ha cambiato pelle.

 

Staino, come è cambiata la satira sul lavoro da quando Bobo debuttò sulle pagine di Linus?

Innanzitutto sono mutati gli oggetti sociali. Un tempo c’era un lavoratore sfruttato e un padrone cattivo, oggi non è più così. Anche perché trent’anni fa il lavoro si trovava, semmai il problema era adattarsi al lavoro.

 

Lei si è mai dovuto adattare?

Fortunatamente a me andò bene da subito, ma con la mia laurea in architettura sapevo che male che mi fosse andata avrei trovato un posto a scuola. Oggi per una cattedra sono in centinaia di migliaia. È una prospettiva ben diversa per un ragazzo.

 

Bobo cosa farebbe al posto di un giovane che cerca lavoro?

Anche Bobo è in difficoltà. Intanto perché questi ragazzi anche se trovano un’occupazione per lo più restano precari, il che rende complicata qualsiasi lotta politica. È una questione filosofica: chi si sente precario vive un fallimento personale e tende all’individualismo.

 

Un tempo c’erano i sindacati…

E ci sono ancora, fondamentali per i diritti. Ma in un pianeta globalizzato ci vorrebbe un sindacato mondiale, altrimenti come si fa a difendere i diritti dei lavoratori italiani schiacciati dalla concorrenza di altre parti del globo dove, di fatto, vige ancora la schiavitù.
Bisognerebbe estendere i diritti conquistati dall’Occidente al sud del mondo, sapendo però che c’è un prezzo da pagare.

 

Quale?

Se è vero che lo stabilimento di Termini chiude per la concorrenza cinese, l’unica soluzione sarebbe ridistribuire le risorse del pianeta, abbassando però il welfare nei paesi occidentali.

 

E il mito del progresso che fine ha fatto?

Avevamo una visione fideistica dello sviluppo, pensavamo sarebbe andato all’infinito, che il petrolio fosse inesauribile, che la plastica avrebbe risolto ogni problema, senza renderci conto che stavamo finendo le risorse della Terra.

 

Inquinando il pianeta

Che è un altro degli aspetti da prendere in considerazione anche relativamente alla questione lavorativa. Pensiamo alla TAV: garantisce molti posti di lavoro, ma causerà gravi danni ambientali e i vantaggi non sembrano fondamentali. Cosa è giusto fare? Per non parlare dell’ILVA che dà da vivere a una città intera….

 

Veniamo ai politici, di oggi e di ieri. Cosa è cambiato nella rappresentazione satirica?

Gli attuali governanti mi sembrano molto ipocriti: apparentemente mostrano questo aplomb istituzionale, appena parlano fuori dalle righe mostrano tutti i loro limiti. La Fornero, ad esempio, era partita bene, le sue lacrime mi erano sembrate sincere, poi vederla in questi giorni al Gran Premio della Ferrari è stata un’immagine pietosa.

La Fornero se l’è presa con Vauro per una vignetta satirica. Lei chi ha fatto più arrabbiare?

D’Alema è il più permaloso, è capace di non rivolgermi la parola per un mese intero, Veltroni incassa meglio ma ci resta male. Chi mi ha dato più soddisfazioni è stato Craxi, se la prendeva moltissimo. Mentre il più ironico era Andreotti, più ero feroce più si complimentava. Ha riso anche quando l’ho disegnato che metteva il veleno nel caffè di Sindona! Chi è sicuro del proprio potere, ride di più. Ce ne fossero di politici così…

 

C’è qualcuno che glielo ricorda nell’attuale panorama politico?

Renzi per me è un po’ il nuovo Andreotti. Io lo distruggo con la mia satira, lui mi manda sms per dirmi che si è divertito…

 

Chi invece non le piace?

Grillo, ha la faccia da cattivo. Tutti i movimenti nati dal rancore portano al fascismo e destrutturano le istituzioni.

 

E dell’eventuale ritorno di Berlusconi che ne pensa?

Che sarebbe un disastro, almeno per le mie vignette. Faceva cose talmente incredibili che bastava disegnare quelle, non c’era neanche bisogno di esercitare la fantasia.

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