LE AZIONI DELL’ UNIONE EUROPEA PER I GIOVANI
Intervista a LÀSZLÒ ANDOR
Commissario Europeo Responsabile dell’Occupazione,
degli Affari Sociali e dell’Inclusione
Rischiamo di vedere una generazione sprecata, un assoluto disastro economico e sociale…Per questo dobbiamo fermare lo scoraggiamento dei giovani. Sappiamo che vogliono studiare e lavorare e andare avanti nella vita…Sappiamo che essi sono disposti a contribuire al benessere generale e ad assumersi la loro parte dell’onere della solidarietà tra le generazioni, mentre la generazione del boom economico va in pensione.
Non dobbiamo deluderli

 

INTERVISTA AL COMMISSARIO EUROPEO RESPONSABILE DELL’OCCUPAZIONE, DEGLI AFFARI SOCIALI E DELL’INCLUSIONE, LÀSZLÒ  ANDOR

 

Commissario Andor, lo Stato sociale sta cambiando: cosa pensa della crisi economica in Europa e quali sono le strategie per uscirne?

 

Il compito straordinario per il portfolio del lavoro e del sociale è stato di trovare strade per affrontare il problema, spinto dalla crisi, della crescente disoccupazione e allo stesso tempo le sfide strutturali di lungo termine, come l’invecchiamento della popolazione e una maggiore diseguaglianza sociale. L’indebitamento, la disoccupazione di lungo termine e una crescente esclusione sociale portano verso una percezione d’ingiustizia e rischiano di aumentare le tensioni sociali e l’estremismo politico.

Per questo c’è urgente bisogno di una robusta soluzione sistematica alla crisi. La UE deve trovare un modo per ristabilire il potenziale di crescita di tutti i suoi Stati Membri e Regioni. C’è anche più che mai bisogno di affrontare le conseguenze sociali della crisi e di promuovere una crescita comprensiva con meno disuguaglianze e fortemente basata su solidarietà e anti-discriminazione. Solo una soluzione completa consentirà all’economia intera, nella UE e a livello globale, di funzionare con una parvenza di normalità.

La strategia dell’Europa 2020 fissa gli obiettivi: sollevare almeno 20 milioni di persone dal rischio povertà ed esclusione; portare il tasso di occupazione della UE al 75% per donne e uomini di età fra i 20-64 anni; ridurre i tassi di abbandono scolastico sotto il 10% e aumentare i tassi di completamento di istruzione superiore oltre il 40%, nella fascia di età 30-34 anni.

Per concentrare gli sforzi degli Stati membri verso il raggiungimento di tutti gli obiettivi di Europa 2020 in maniera coordinata e per tener d’occhio le priorità, tenendo conto del contesto critico di austerità, la Commissione ha lanciato il Semestre Europeo nel 2011. In questo contesto, la versione 2012 delle Raccomandazioni Specifiche per Paese, proposta dalla Commissione e adottata in luglio dal Consiglio dei Ministri della UE, ha posto una forte enfasi sulle misure che migliorano la crescita e la partecipazione del mercato del lavoro. C’è una forte dimensione sociale nelle Raccomandazioni, che sottolineano il bisogno di azione nell’affrontare la disoccupazione e proteggere i più vulnerabili.

La Commissione ha adottato un Pacchetto Occupazione in aprile, per affrontare la sfida della creazione di posti di lavoro in tempo di crisi, spingendo gli Stati membri ad adottare misure che agiscano dal lato della domanda della creazione di posti di lavoro. Prevede l’uso d’incentivi all’impiego, per creare nuovi posti di lavoro, una revisione dei sistemi di tassazione per spostare la retribuzione fiscale dal lavoro – soprattutto a basso reddito – ad altre fonti di tassazione come patrimonio, consumo, o inquinamento ambientale. Espone una proposta che presenterò prima della fine del 2012, per una garanzia per i giovani, tesa ad assicurare che abbiano un impiego, accedano all’istruzione, o formazione. entro quattro mesi da quando lasciano la scuola. Invita anche gli Stati Membri a rilasciare il potenziale dei tre settori ad alta occupazione dell’economia verde, digitale e della sanità. Ho organizzato una grande conferenza a Bruxelles, ai primi di settembre, per intensificare la pressione sui governi e gli altri soggetti interessati per attuare queste misure in pratica.

Il Fondo sociale europeo (FSE) è a disposizione per aiutare gli Stati membri ad introdurre le misure necessarie. Il FSE spende circa 10 miliardi di euro all’anno, aiutando tra i 9 e i 10milioni di persone direttamente, attraverso programmi concordati preventivamente con gli Stati membri. Inoltre, ci sono strumenti minori come il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG), che possono aiutare in caso di emergenza i lavoratori in esubero a trovare un nuovo posto di lavoro, ad esempio se una società multinazionale ritira improvvisamente i propri investimenti da una regione. Un nuovo strumento appena creato è lo strumento europeo del microfinanziamento. Questi sono gli elementi di una sorta di “bilancio sociale” UE, o la dimensione sociale, come lo chiamiamo noi, nel Quadro finanziario pluriennale (QFP). Abbiamo proposto agli Stati membri di conservarli, o addirittura rafforzarli.

Nel 2013 la Commissione presenterà un pacchetto sociale di investimento che definisce le priorità per gli investimenti e la protezione sociale: maggiore efficienza, efficacia e adeguatezza; attivazione e messa in opera delle politiche; inclusione sociale e mezzi di sostentamento adeguati; innovazione sociale e sperimentazione nella politica sociale; governance semplificata, monitoraggio e informazioni per i cittadini.

 

In Italia solo un giovane su cinque trova lavoro: ci sarà un futuro per loro?

 

Il tasso di disoccupazione giovanile è in media due volte più alto di quello generale della popolazione in età lavorativa in Europa. In Italia è salito a circa il 35% e in Spagna e in Grecia raggiunge e sorpassa il 50%. È in gioco la capacità di un’intera generazione di accedere al mercato del lavoro, di progredire nella vita in condizioni dignitose e di contribuire a sistemi di sicurezza sociale.

Alla luce di questa enorme sfida, la Commissione Europea ha messo a punto specifiche iniziative e recentemente le ha rafforzate in particolare per gli Stati membri con maggiori difficoltà.

Per gli otto Stati membri con il più alto tasso di disoccupazione giovanile, tra cui l’Italia, sono stati istituiti team d’azione congiunti ,di funzionari della Commissione e dei rispettivi paesi individuati e riassegnati finora circa € 10,4 miliardi di finanziamenti UE (compresi importi significativi nel quadro del Fondo Sociale Europeo), per nuovi progetti, o per accelerare l’attuazione dei progetti esistenti, con almeno 540.000 giovani che ne possono beneficiare.

Alcune regioni in Italia hanno adottato misure supportate con il FSE per affrontare la situazione dei giovani che non sono stanno ricevendo né istruzione, né sono impiegati o in formazione (i cosiddetti né – né). Ad esempio, la Regione Toscana ha messo a punto un’iniziativa completa e innovativa, denominata “Giovani-  sì”, che mira a promuovere l’accesso dei giovani all’istruzione e alla formazione, all’occupazione, al lavoro autonomo e agli alloggi. Il FSE co-finanzia interventi quali la promozione della formazione professionale, lo sviluppo di stage e tirocini, agevolando le start-up aziendali e le attività imprenditoriali. Sotto l’ombrello di un “Fondo Giovani”, un bilancio di 30milioni di euro è usato per finanziare l’imprenditorialità giovanile, soprattutto in agricoltura, attraverso contributi e benefici, nonché per sostenere giovani imprenditori e giovani professionisti.

In Italia vengono anche effettuate iniziative a livello nazionale. Il Ministero della Pubblica Istruzione ha attuato una serie di interventi che beneficiano i giovani delle regioni meridionali. Di recente, ha svolto – con le risorse del FSE trasferite dalle regioni – iniziative di promozione della transizione dalla scuola al lavoro (del valore di 99milioni di Euro), sostenendo stage linguistici all’estero (186milioni di Euro), e affrontando la lotta contro la dispersione scolastica e lo sviluppo di competenze chiave (12 milioni di Euro). Abbiamo bisogno di riprodurre questi progetti positivi sostenuti col FSE anche in altre regioni e Stati membri.

Le Raccomandazioni Specifiche per paese del 2012 precisano misure molto specifiche per gli Stati membri da adottare in caso di disoccupazione giovanile. La Raccomandazione per l’Italia si concentra su tre azioni specifiche, che potrebbero fare la differenza in tempi rapidi: agevolare la transizione tra istruzione e lavoro, promuovere incentivi alle imprese per assumere giovani e sostenere la creazione di imprese. Il tasso di abbandono precoce degli studi (circa il 19%, con forti variazioni regionali) ha effetti negativi sulla disoccupazione giovanile e devono essere contrastati e anche lo scarso rendimento del sistema di istruzione superiore deve essere affrontato – i datori di lavoro hanno bisogno di giovani con le competenze necessarie per offrire loro un lavoro. Anche la segmentazione del mercato del lavoro è un grave problema in Italia, con molti giovani a cui vengono offerte condizioni di lavoro meno vantaggiose dei lavoratori più anziani. Tuttavia, credo che le ampie riforme del diritto del lavoro adottate all’inizio di quest’anno siano un coraggioso passo avanti per contrastare questo problema.

Come ho già detto in precedenza, nel quadro della realizzazione del Pacchetto per l’occupazione, intendo presentare entro la fine del 2012, una raccomandazione sugli orientamenti per stabilire garanzie per i giovani, invitando gli Stati membri a garantire che i giovani ricevano la promessa che entro quattro mesi da quando hanno lasciato la scuola, o sono diventati disoccupati, riceveranno una offerta di lavoro di buona qualità, istruzione ulteriore, un apprendistato, o un tirocinio. Ci stiamo basando sulla buona prassi sviluppata da Austria, Finlandia e Svezia.

Allo stesso tempo, ho intenzione di dare una spinta anche ad apprendistato e tirocini, con il lancio di una consultazione delle parti sociali su un quadro di qualità in questo settore. A condizione che siano di alta qualità, i tirocini possono aiutare i giovani ad acquisire le necessarie competenze, rilevanti per il mercato del lavoro, di cui hanno bisogno per ottenere un primo lavoro. Il quadro di qualità permetterà di chiarire le responsabilità di tutte le parti e di definire una serie di criteri di qualità, come ad esempio un vero accordo tra datore di lavoro e la sua/il suo tirocinante, che specificano gli obiettivi del tirocinio e il tutoraggio del tirocinante, la retribuzione, i contributi e la copertura assicurativa.

 

Quali sono le opportunità europee educative e di studio per i giovani?

 

Le azioni dell’UE in materia di istruzione e di formazione tendono a migliorare la qualità dei sistemi di apprendimento e a fornire maggiori opportunità per le persone in tutte le fasi della loro vita. Sebbene ogni Stato membro sia responsabile dei propri sistemi di istruzione e formazione, l’azione coordinata può aiutare a raggiungere obiettivi comuni.

Alla luce delle crescenti difficoltà incontrate dai giovani per entrare nel mercato del lavoro, ho lanciato una ”Iniziativa per le Opportunità giovanili” nel mese di dicembre, l’anno scorso. Una delle azioni principali dell’iniziativa riguardava il sostegno della Commissione agli Stati membri per utilizzare il Fondo sociale europeo in modo più efficiente, tra l’altro per sostenere tirocini, come già avviene in alcuni paesi.

Un’altra azione di questa iniziativa è stata il sostegno di tirocini internazionali di alta qualità, nell’ambito del programma Erasmus e Leonardo da Vinci, aumentando il loro finanziamento per il restante periodo di programmazione in corso. Un ulteriore aumento del bilancio è proposto nel programma “Erasmus per tutti”, a partire dal 2014. L’Iniziativa per le Opportunità Giovanili ha anche confermato i precedenti impegni della Commissione a presentare un quadro di qualità per i tirocini nel 2012.

 

Qual è il suo messaggio ai giovani europei?

 

Il prezzo che i giovani – e la società nel suo complesso – pagano per gli attuali livelli record di disoccupazione giovanile, o di lavoro precario, è inaccettabile ed elevato. Rischiamo di vedere una generazione sprecata, un assoluto disastro economico e sociale.

La disoccupazione, accoppiata alla frustrazione per la mancanza di prospettive, è una miscela esplosiva. Alimenta disordini e l’estremismo politico  e porta un enorme costo economico e sociale. Per questo dobbiamo fermare lo scoraggiamento dei giovani.

Sappiamo che vogliono studiare e lavorare e andare avanti nella vita. Vogliono condividere la prosperità – e godere dei benefici – che l’economia globale odierna, più rispettosa dell’ambiente e più giusta, offre. Sappiamo che essi sono disposti a contribuire al benessere generale e ad assumersi la loro parte dell’onere della solidarietà tra le generazioni, mentre la generazione del boom economico va in pensione.

Non dobbiamo deluderli.

L‘UE prende molto sul serio questi problemi. Nel suo ruolo di coordinamento delle politiche nazionali per l’occupazione, l’UE ha adottato misure concrete per rafforzare la governance e dare ai giovani le opportunità che meritano.

Rimaniamo ottimisti. Unendo i nostri sforzi, credo che potremo raggiungere il nostro obiettivo e dare ai nostri giovani la possibilità di realizzarsi.

 

Si ringrazia per la preziosa collaborazione il portavoce del Commissario europeo, dr. Jonathan Todd.

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INTERVIEW WITH THE EUROPEAN COMMISSIONER FOR EMPLOYEMENT, SOCIAL AFFAIRS AND INCLUSION, LÀSZLÒ ANDOR

The Welfare State is in transition: what about the economic crisis in Europe? What are the exit strategies?

 

The extraordinary task for the employment and social portfolio has been to find ways of tackling the crisis-driven problem of rising unemployment, while addressing serious structural challenges of a longer-term character, such as an ageing population and rising social inequalities. Indebtedness, long term unemployment and growing social exclusion lead to perceptions of unfairness and risk increasing social tensions and political extremism.

That is why we urgently need a robust and systemic solution to the crisis. The EU must find the way to restore the growth potential of all its Member States and regions. We also need more than ever before to address the social consequences of the crisis and promote inclusive growth with fewer inequalities and strongly based upon anti-discrimination and solidarity. Nothing short of a comprehensive solution will permit the broader economy, in the EU and globally, to function with any semblance of normality.

The Europe 2020 Strategy sets the objectives: lifting at least 20 million people out of the risk of poverty and exclusion; raising the EU employment rate to 75% for women and men aged 20-64; and reducing school drop-out rates below 10% and increasing tertiary education completion rates among 30-34 year olds above 40%.

To focus Member States’ efforts on reaching all of the Europe 2020 headline targets in a coordinated manner and to keep an eye on the priorities, taking into account the critical context of austerity, the Commission launched the European Semester in 2011. In this context, the 2012 version of the Country Specific Recommendations, proposed by the Commission and adopted in July by the EU’s Council of Ministers, placed a strong emphasis on measures that enhance growth and labour market participation. There is a strong social dimension in the Recommendations, which underline the need for action to tackle unemployment and protect the most vulnerable.

The Commission adopted an Employment Package in April to address the challenge of job creation in times of crisis by urging Member States to adopt measures that act on the demand side of job creation. It foresees the use of hiring subsidies to net new hires, a revision of taxation systems to shift the tax wage from labour – especially low income – to other taxation sources such as property, consumption or environmental pollution. It outlines a proposal that I will present before the end of 2012 for a youth guarantee to ensure young people are in employment, education or training within four months of leaving school. It also invites Member States to unleash the potential of the three job-rich sectors of the green and digital economy as well as healthcare. I organised a major conference in Brussels in early September to step up the pressure on governments and other stakeholders to implement these measures in practice.

The European Social Fund (ESF) is available to help Member States to introduce the measures necessary. The ESF spends close to 10 billion euros per year, helping between 9 and 10 million people directly, through programmes agreed in advance with Member States. In addition, we have smaller instruments like the European Globalisation Adjustment Fund (EGF) that can help in emergency cases to help redundant workers to find a new job, e.g. if a multinational company is suddenly withdrawing its investments from a region. A newly created instrument is the EU microfinance facility. These are the elements of some sort of EU ‘social budget’ or the social dimensional as we call it in the Multiannual Financial Framework (MFF). We have proposed to Member States that they should be preserved or even strengthened.

In 2013 the Commission will present a Social Investment Package setting out priorities for social investment and protection: increased efficiency, effectiveness, and adequacy; activating and enabling policies; social inclusion and adequate livelihoods; social innovation and social policy experimentation; and streamlined governance, monitoring and information for citizens. .

 

In Italy, only one young every five looking for a job can find it: there will be a future for young people? And what’s Europe doing for the future of young people?  

 

Youth unemployment rate is on average twice as high as for the total working age population in Europe. In Italy it has risen to some 35% and in Spain and Greece, it even reaches over 50%. The ability of a whole generation to access the labour market, to progress in life in decent conditions and to contribute to social security systems is at stake.

In light of this huge challenge, the European Commission has developed specific initiatives and recently strengthened them especially for Member States with the greatest difficulties.

For the eight Member States with the highest youth unemployment rates, including Italy, joint action teams of officials from both the Commission and the respective countries were set up who identified and so far re-allocated about € 10.4 bn in EU funding (including significant amounts under the European Social Fund) to new projects or in order to accelerate implementation of existing projects, with at least 540 000 young people likely to benefit.

A number of regions in Italy have taken ESF-supported measures to address the situation of young people who are neither in education, nor in employment and training (so-called NEETs). For instance, the Tuscany region has developed a comprehensive and innovative initiative called “Giovani-sì”, which aims to promote young people’s access to education and training, employment, self-employment, and housing. The ESF co-finances measures such as promotion of vocational training, development of internships and apprenticeships, facilitating company start-up and entrepreneurial activities. Under the umbrella of a “Youth Trust”, a budget of 30 million euros is being used to finance youth entrepreneurship primarily in agriculture, via contributions and benefits, as well as to support young entrepreneurs and young professionals.

Initiatives in Italy are also carried out at the national level. The Ministry of Education has been implementing a series of interventions benefiting young people in southern regions. Recently, it has carried out – with ESF resources transferred by the regions – initiatives promoting transition from education to work (worth 99 million euros), supporting linguistic internships abroad (186 million euros), and tackling early school-leaving and developing key-competencies (125 million euros). We need to reproduce these positive ESF-supported projects also in other regions and Member States.

The 2012 Country Specific Recommendations spell out very specific measures for Member States to take in the case of youth unemployment. The Recommendation to Italy focuses on three specific actions which could make a difference within a rapid time frame: facilitating transition between education and work, promoting incentives to companies to hire young people and supporting business start-ups. The early school leaving rate (around 19%, with strong regional variations) has adverse effects on youth unemployment needs to be tackled and the underperformance of the tertiary-education system should also be addressed – employers need young people to have relevant skills if they are to give them a job. Labour market segmentation is also a serious problem in Italy, with many young people offered less advantageous employment conditions than older workers. However, I think that the comprehensive labour law reforms adopted earlier this year are a bold step forward in tackling this problem.

As I mentioned earlier, as part of the implementation of the Employment Package I intend to present by the end of 2012, a recommendation on Guidelines to establish Youth Guarantees, calling Member States to ensure that young people receive a promise that within four months of having left school or becoming unemployed, they will receive a good quality offer of employment, continued education, an apprenticeship or a traineeship. We are here building on good practice developed by Austria, Finland and Sweden.

At the same time I also intend to give a boost to apprenticeships and traineeships by launching a Social Partners consultation on a quality framework in this area. Provided they are of high quality, traineeships can help young people acquire the necessary labour market relevant skills they need to get a first job. The quality framework will clarify the responsibilities of all parties and define a set of quality criteria, such as a proper agreement between an employer and his/her trainee that will specify the traineeship’s objectives and the trainee’s mentorship, remuneration, social security and insurance coverage.

 

There are European educational and studies opportunities for young people?

 

EU actions in education and training aim to improve the quality of learning systems and provide greater opportunities for people at all stages of their lives. While each Member State is in charge of its own education and training system, co-ordinated action can help achieve common aims.

In light of the increasing difficulties met by young people to access the labour market,  I launched the ’Youth Opportunities Initiative’ in December, last year. One of the main actions of the Initiative concerned the Commission’s support for Member States to use the European Social Fund more efficiently, among others for supporting traineeship places, as is already the case in some countries.

Another action of this Initiative was to support high quality transnational traineeships under the Erasmus and Leonardo da Vinci programmes, by increasing their funding in the remaining current programming period. A further increase of the budget is proposed in the “Erasmus for All” programme starting in 2014. The Youth Opportunities Initiative also confirmed the Commission’s prior commitments to present a quality framework for traineeships in 2012.

 

What’s your message for European young people?

 

The price that young people – and society as a whole – are paying for current record levels of youth unemployment or insecure employment is unacceptably high. What we risk is seeing a generation go to waste – an unmitigated economic and social disaster.

Unemployment, coupled with frustration at a lack of prospects, is an explosive mix. It fuels unrest and political extremism — and carries a huge economic and social cost. That is why we must stop young people from becoming discouraged.

We know they want to study and work and get ahead in life. They want to share in the prosperity – and enjoy the benefits – that today’s global, more environmentally friendly and fairer economy offers. We know they are willing to contribute to the general well-being and shoulder their part of the burden of solidarity between generations as the baby-boom generation retires.

We must not let them down. The EU takes these problems very seriously. In its role in coordinating national employment policies, the EU has taken practical steps to strengthen governance and give young people the opportunities they deserve.

Let’s be optimistic. By pooling our efforts, I believe we can achieve our goal and give our young people the opportunity to fulfil themselves.

 

We thank the Spokesperson, dr. Jonathan Todd, and the media team, for the cooperation.

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