Non c’è nulla di meno naturale del nucleo familiare, anzi coppia e matrimonio sono tra le istituzioni sociali più oggetto di regolazione che ci siano, soggetti ai mutamenti del costume e del tempo. È la società che di volta in volta definisce quali dei rapporti di coppia e di generazione sono “legittimi”

 

Ciascuno di noi ha esperienza di una notevole varietà nei modi di fare e concepire la famiglia anche nello spazio limitato e nel tempo breve delle proprie relazioni sociali, che si tratti dei rapporti genitori-figli, dell’importanza dei parenti (o di alcuni piuttosto che di altri), i modelli ma­schili e femminili, paterni e materni, e così via. Legami di sangue formalmente simili hanno una “sostanza fami­liare” diversa a seconda dei soggetti concreti che vi sono coinvolti. Famiglia anagrafica, famiglia legale, famiglia sociale e famiglia degli affetti raramente coincidono, an­che se vi possono essere più o meno ampie sovrapposi­zioni parziali, disegnando appartenenze e confini varia­bili non solo da una persona all’altra, ma anche per una stessa persona a seconda di ciò che viene messo a fuoco. L’esperienza della diversità nel fare ed essere famiglia è, ovviamente, comunissima quando si forma una coppia, confrontando e mediando due tradizioni familiari, due modelli di famiglia, con differenze che possono apparire minime, ma diventare grandissime e persino irriconcilia­bili in caso di conflitto.

Le differenze nei modi di fare e vivere la famiglia nello spazio quotidiano possono essere interpretate come sem­plici variazioni ai margini, più o meno idiosincrasiche, di un fenomeno che mantiene un nucleo stabile e universale. Quando si passa, tuttavia, dall’esperienza quotidiana al tempo storico e all’orizzonte largo delle diverse civiltà, la varietà dei modi di fare famiglia non può più essere let­ta come semplice manifestazione delle possibili varianti di un fenomeno che nella sua essenza di fondo rimane universale.

La comune “natura umana”, in effetti, non sembra garan­tire alcuna universalità ai modi di fare famiglia, né sul pia­no biologico né su quello normativo. La storia delle civiltà presenta un pressoché inesauribile repertorio di modi di organizzare e attribuire significato alla generazione e alla sessualità, all’alleanza tra gruppi e a quella tra individui – di costruire, appunto, famiglie. Poligamia, poliginia e mo­nogamia, patrilinearità e matrilinearità – sono solo alcune delle forme in cui si sono organizzati e organizzano i rap­porti di sesso e generazione socialmente riconosciuti e in cui hanno trovato collocazione paternità, maternità, filia­zione, appartenenze, con un legame spesso molto tenue, quando non assente, con i fatti biologici della sessualità e della generazione.

Costruzione eminentemente sociale, la famiglia tuttavia è l’istituzione che meglio esemplifica ciò che Durkheim aveva definito “fatto sociale”: un fatto così ovvio da appa­rire come dato in natura, al punto da non essere neppure più vista nella sua complessità e nelle sue regole stori­camente e socialmente situate. Un’ovvietà che la rende opaca, impenetrabile.

In effetti, non vi è nulla di meno naturale della famiglia, sia per quanto riguarda i rapporti di coppia, inclusa la sessualità, sia per quanto riguarda la generazione. Gli studi di storia sociale, insieme a quelli antropologici ed etnologici, offrono un’ampia documentazione di quello che chiamerei il paradosso normativo della famiglia. In ogni società conosciuta ed in ogni epoca troviamo forme di regolazione dei rapporti di sesso, di generazione e tra le generazioni che individuano i rapporti familiari da quel­li che viceversa non lo sono. In particolare, ogni società regola i rapporti di filiazione, ovvero a chi appartengono i figli. Regola anche a chi è concesso avere figli, cioè in­staurare un rapporto di generazione socialmente ricono­sciuto. Di conseguenza, regola quale è lo statuto di chi viene al mondo, a seconda che la generazione avvenga o meno secondo le norme socialmente stabilite. Ma ciò avviene ed è avvenuto in modi così differenti nelle diver­se società e epoche storiche, che è impossibile ricostruire una vicenda unitaria di trasformazioni, all’interno della quale rintracciare il filo unitario della «famiglia». All’uni­versalità dell’esigenza di definire appartenenze e obbli­gazioni lungo i due assi del sesso e della generazione non corrisponde una univocità di soluzioni, neppure a livello minimo. Al contrario, si potrebbe dire che, nel passato come nel presente e nelle varie culture, questo è il campo in cui l’umanità ha mostrato una enorme capacità di in­ventare soluzioni istituzionali e normative ben prima che le tecnologie riproduttive offrissero ulteriori elementi di complicazione e variazione.

La perdita di certezza sul carattere universale e naturale della famiglia può produrre insicurezza e timore di anar­chia, di mancanza di regole. Ma le vicende familiari sono proprio testimonianza della forza e del potere delle regole, delle norme e della capacità degli uomini e delle donne sia di inventarle per dare ordine ai propri rapporti, sia di modificarle quando le vedono troppo costrittive o causa di ingiustizia nei rapporti tra i sessi e le generazioni.

 

 
ISTAT: IN AUMENTO FIGLI E UNIONI CIVILI
Ci si sposa sempre meno e aumentano le separazioni. Buone notizie invece sul fronte della natalità, in lieve crescita. Sono gli ultimi dati Istat relativi alla condizione delle famiglie italiane che rivelano che nel 2011 sono stati celebrati 208.702 matrimoni, quasi novemila in meno rispetto all’anno precedente, con un tasso di nuzialità che passa da 3,6 a 3,4 per mille. E se le nozze davanti all’altare restano la scelta più diffusa (60,2%), soprattutto nelle regioni del Nord, le unioni civili nel 2011 hanno superato quelle religiose (sono il 51,7% rispetto al 48,3% di quelle celebrate in chiesa). Aumentano anche le separazioni (+2,6%), mentre sono leggermente diminuiti i divorzi (-0,5%). In crescita è anche il numero di minori per i quali viene scelto l’affido congiunto, che si conferma la soluzione più diffusa. Cresce, seppur non di molto, il numero
dei nuovi nati: nel 2011 il numero medio di figli per donna in Italia si attesta a 1,42 a livello nazionale, contro l’1,41 dell’anno precedente, anche se si diventa mamme sempre più tardi. A peggiorare è invece il quadro economico delle famiglie. Nel 2012 la percentuale di famiglie che affermano di disporre di ‘risorse ottime o adeguate’ è diminuito dal 56,8% al 52,5, mentre i nuclei familiari che le ritengono scarse passano dal 37% al 40,3 e insufficienti dal 5,7% al 6,8.

Fonte: Annuario Istat 2012

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