PER LA FAMIGLIA NON SERVONO NUOVE LEGGI MA UN TRIBUNALE
Intervista a ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE
Avvocato

Parola di Annamaria Bernardini de Pace, uno degli avvocati più noti d’Italia che da oltre 25 anni si occupa di matrimoni, divorzi e figli. E che dal suo osservatorio privilegiato detta la sua agenda per le politiche familiari al governo che verrà. Di qualunque colore esso sia

 

“Il nostro è uno Stato che fa poco per la famiglia e invece la famiglia è uno dei mattoni su cui si regge lo Stato, e se uno dei mattoni è poco solido, è evidente che la casa traballa”. Non usa mezzi termini l’avvocato Annamaria Bernardini de Pace, considerata la divorzista dei vip, ma in realtà molto di più con venticinque anni di attività nelle aule dei tribunali in cui si è occupata di unioni finite, figli contesi, parità tra i sessi. Oltre 25mila casi alle spalle che hanno contribuito all’evoluzione della giurisprudenza relativa a separazione e divorzio in questo Paese. A lei abbiamo chiesto quali sono le riforme e le leggi che il nuovo governo dovrà mettere in atto relativamente alle politiche familiari. Dal divorzio breve al tribunale della famiglia passando per la violenza domestica, tristissimo primato italiano. Istanze urgenti e giuste che troppo spesso, legislatura dopo legislatura, finiscono per passare in secondo piano.

A fine 2102 finalmente è passata la norma che equipara i figli naturali a quelli legittimi. È veramente così?

Sì, finalmente c’è un’equiparazione completa, la legge ripara un errore rimasto dal 1975, quando si fece la riforma del diritto di famiglia: allora venne riconosciuta la pari dignità giuridica dei genitori, ma non dei figli nati dentro o fuori dal matrimonio, oppure da genitori non sposati.

Ha fatto discutere il provvedimento relativo ai figli nati da incesto. Lei che ne pensa?

Io sono d’accordo al riconoscimento dei figli incestuosi, non solo perché non è giusto che a pagare siano i minori, ma anche perché grazie alla nuova norma ci sono maggiori possibilità che emergano gli abusi in famiglia, dato che i figli incestuosi sono quasi sempre frutto di violenza da parte degli uomini di casa, i fratelli o i padri. A proposito di violenza, l’Italia sembra tornata all’età della pietra con il triste primato dei femminicidi. Un fenomeno che è solo la punta dell’iceberg, quella che finisce sulle prime pagine dei giornali. La violenza da noi è un fatto endemico e trasversale a tutte le classi sociali. In tutti i contesti assisto a un aumento di episodi violenti, ma c’è anche da dire che oggi le violenze vengono vissute dall’opinione pubblica per ciò che sono. Un tempo era considerato normale e, in realtà, ancora oggi sono troppe le donne che si vergognano di denunciare i responsabili di questi crimini. Nel 2004 ho scritto il libro ‘Calci nel cuore’ in cui raccontavo storie di donne in cui mi ero imbattuta nel corso della mia attività come avvocato. Da allora non è cambiato molto, la violenza ha molte facce. C’è quella fisica, ma c’è pure quella subdola di chi, ad esempio dicendo che ci vuole bene, ci sminuisce fino a farci credere di non valere nulla.

Qual è secondo lei il provvedimento più urgente di cui dovrà farsi carico il prossimo esecutivo?

Prima ancora che alle leggi occorrerebbe dar vita al tanto auspicato quanto annunciato e mai realizzato Tribunale della famiglia. È inutile battersi per nuove leggi se prima non si crea una struttura seria che le applichi. Con magistrati competenti e di esperienza specifica che agiscano in funzione di poche regole ma certe, nel rispetto della diversità di ogni caso. I nostri politici – salvo poche eccezioni – sono bravissimi a riempirsi la bocca con parole a favore della tutela dell’infanzia che finiscono nel dimenticatoio della politica.

Un altro provvedimento di cui si discute da anni è il divorzio breve. Lei, dal suo osservatorio privilegiato, che ne pensa?

Favorevolissima. È assurdo che lo Stato pretenda che dopo la separazione si debba attender tre anni prima di divorziare. Basti pensare che delle 25mila cause di separazioni
che ho seguito sono state solo 4 le coppie separate che hanno deciso di tornare insieme mentre attendevano i tempi per il divorzio.

È vero che oggi ci si separa meno per la crisi?

In parte è vero, ma solo perché non ci sono le condizioni economiche per farlo. E dunque è anche peggio, soprattutto per i figli dei “separati in casa”. L’ambiguità in cui crescono ha conseguenze ben più gravi della verità seppur dolorosa di una separazione.

 

La violenza da noi è un fatto endemico e trasversale a tutte le classi sociali. In tutti i contesti assisto a un aumento di episodi violenti, ma c’è anche da dire che oggi le violenze vengono vissute dall’opinione pubblica per ciò che sono. Un tempo era considerato normale e, in realtà, ancora oggi sono troppe le donne che si vergognano di denunciare i responsabili di questi crimini

Condividi
Stampa questo articolo Stampa questo articolo dillo ad un amico

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*