Tappe evolutive principali del lungo processo storico di enucleazione dei diritti umani.

1870 A.C Il Codice di Hammurabi
Hammurabi re di Ur creò ciò che è supposto essere il primo codice legale all’incirca nell’anno 2050 a.c. Numerosi altri corpi legislativi furono creati in Mesopotamia incluso il Codice di Hammurabi (ca. 1780 a.C.) che è uno degli esempi meglio preservati di questo tipo di documento. Esso mostrava le leggi e le punizioni conseguenti all’infrazione delle leggi su una vasta quantità di problemi incluso diritti delle donne, diritti dei bambini e diritti degli schiavi.

539 A.C. Cilindro di Ciro
Ciro il Grande, primo re dell’antica Persia, dopo aver conquistato Babilonia, liberò gli schiavi, dichiarò che ognuno aveva diritto di scegliere la propria religione e stabilì l’uguaglianza tra le razze. Questi ed altri decreti furono incisi su un cilindro di argilla cotta, in lingua accadica, con la scrittura cuneiforme. Nota oggi con il nome di Cilindro di Ciro, questa antica incisione è stata riconosciuta come il primo documento al mondo sui diritti umani. E’ tradotta nelle sei lingue ufficiali delle Nazioni Unite e le sue clausole equivalgono ai primi quattro articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

265 A.C. Editto di Ashoca
Nel III secolo A.C. durante il regno di Ashoca il Grande sull’Impero maurya (oggi India), furono stabiliti diritti civili senza precedenti. Dopo la sanguinosa conquista del regno di Ralinga circa nel 265 a.c Ashoka si pentì degli atti commessi in guerra e si convertì al Buddismo. Da allora colui che era stato prima descritto come “il crudele Ashoka” fu conosciuto come “il pio Ashoka”. Durante il suo regno egli perseguì una politica di non-violenza (ahimsa) e rispetto per la vita animale (ad esempio forme di uccisione o mutilazione non necessaria di animali, come la caccia per divertimento e i sacrifici a carattere religioso o la castrazione, furono immediatamente abolite). Egli trattò i suoi sudditi come uguali a prescindere dalla loro religione, casta o attività politica, costruì luoghi di cura e scuole offrendone i servizi gratuitamente a tutti i cittadini, definì i pincipi di non-violenza, tolleranza religiosa, obbedienza verso i genitori, rispetto verso gli insegnanti e i preti, umanità verso i servi generosità verso il prossimo, benevolenza verso i colpevoli. Tutte queste riforme sono descritte negli Editti di Ashoka, una collezione di 33 iscrizioni sui cosiddetti Pilastri di Ashoka.

XIII secolo San Tommaso d’Aquino
Bisogna arrivare al Medioevo per trovare le prime manifestazioni concrete con effetto pratico dell’idea di diritti dell’uomo. Nel XIII secolo il giusnaturalismo scolastico, che ha avuto come suo massimo esponente un grandissimo filosofo, san Tommaso d’Aquino, descrive i diritti naturali come un “insieme di primi principi etici, importantissimi” che condizionano il legislatore nel diritto positivo, in quanto sigillo di Dio nella creazione delle cose. I diritti umani quindi non sono più un insieme di cose più o meno benevolmente concesse da qualche autorità. È diritto dell’uomo rivendicare la propria libertà quale suo diritto naturale

1215 Magna Charta Libertatum – Magna Carta ovvero la Grande Carta Costituzionale
Nel 1215, dopo la violazione di una grande quantità di antiche leggi e usanze, il re d’Inghilterra John Lackland fu costretto dai baroni del regno e dal Papa a concedere, firmandola, la Magna Charta Libertatum (Carta delle libertà). Essa rappresenta il primo documento fondamentale per la concessione di diritti ai cittadini perché impone al re il rispetto di alcune procedure, limitando la sua volontà sovrana per legge. Tra gli articoli della Magna Carta ricordiamo il divieto per il Sovrano di imporre nuove tasse senza il previo consenso del Parlamento e la garanzia per tutti gli uomini di non poter essere imprigionati senza prima aver sostenuto un regolare processo, riducendo inoltre l’arbitrarietà del re in termini di arresto preventivo e detenzione. Conteneva, inoltre, disposizioni che proibivano la corruzione e il malgoverno da parte dei pubblici ufficiali.
Considerata ampiamente tra i più importanti documenti nello sviluppo della democrazia moderna, la Magna Carta costituisce un punto di svolta cruciale nella lotta per la libertà.

1222 Carta Manden del Mali
La prima dichiarazione importante dei diritti umani viene dall’Africa, in quanto non concessa dal sovrano, ma elaborata dal popolo. Alla fine dell’anno 1222, il giorno dell’incoronazione di Sundjata Keïta quale sovrano dell’Impero del Mali, fu solennemente proclamata e tramandata oralmente la Carta Manden, una dichiarazione di diritti umani essenziali quali il diritto alla vita e il diritto alla libertà. La Carta Manden si rivolge ai “quattro angoli del mondo” con sette affermazioni:
– « ogni vita è una vita »
– « il torto richiede una riparazione »
– « aiutatevi reciprocamente »
– « veglia sulla patria »
– « combatti la servitù e la fame »
– « che cessino i tormenti della guerra »
– « chiunque è libero di dire, di fare e di vedere »
Si trovano in questa carta i temi che saranno trattati vari secoli dopo in Occidente nelle dichiarazioni dei diritti umani: il rispetto della vita umana e della libertà dell’individuo, la giustizia e l’equità, la solidarietà. Prendendo posizione contro la schiavitù, divenuta corrente in Africa occidentale, la carta identifica la violenza di essa come causa precedente la violenza della guerra. L’abolizione della schiavitù e il riconoscimento della dignità della donna furono il grande merito del popolo dell’impero del Mali.

1305 Habeas corpus: i diritti personali non sono arbitrio del potere
Fin dal 1305 in Inghilterra, sotto il regno di Edoardo I per quanto anche anteriormente a tale data fossero stati emessi writs (mandati) di contenuto analogo, si diffonderà l’uso dell’Habeas corpus, un writ che impone la conduzione di un suddito imprigionato di fronte ad un tribunale per un giusto processo, o la scarcerazione in alternativa. Con l’emissione del writ di Habeas corpus una corte reale poteva ordinare a qualsiasi altra giurisdizione la consegna del prigioniero garantendolo dall’arbitrio signoriale. L’importanza di questo atto legale può essere compresa se si considera che nel diritto inglese originario ogni suddito poteva essere soggetto a una pluralità di giurisdizioni locali e signoriali, le quali tutte potevano disporre fisicamente del soggetto. Il diritto di habeas corpus è stato a lungo celebrato come il più efficiente atto di salvaguardia della libertà dell’individuo. Dal corpus legislativo inglese l’Habeas corpus è passato in tutte le costituzioni occidentali, fino ad approdare alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che all’Articolo 9 recita: Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Dopo il 1492
La conquista spagnola delle Americhe nel XIV secolo e la scoperta di popolazioni indigene, e le prime conseguenti pratiche di deportazioni di individui di pelle nera dall’Africa verso il “Nuovo Mondo”, crearono un vigoroso dibattito sui diritti umani. Francisco de Victoria e altri filosofi della Scuola di Salamanca enunciarono il concetto di diritto naturale relativamente al corpo (diritto alla vita, alla proprietà) quanto allo spirito (diritto alla libertà di pensiero, alla dignità). I teologi dell’università di Salamanca furono tanto radicali da condannare qualsiasi forma di guerra (con poche eccezioni) come una violazione dei diritti naturali, opponendosi espressamente alle campagne di Carlo I.

La scuola di Salamanca
La dottrina giuridica della Scuola di Salamanca determinò la fine del concetto medievale del diritto rivendicando che i diritti naturali dell’uomo sono connessi alla natura stessa di essere umano, quindi ovviamente se tutti gli uomini hanno la stessa natura essi hanno anche gli stessi diritti di libertà e uguaglianza.
È da inscrivere in questo quadro lo scontro filosofico conosciuto come Giunta di Valladolid (1550-1551) che vide contrapposte la teoria del frate domenicano Bartolomeo de Las Casas a difesa della libertà naturale degli indigeni americani e quella dell’umanista Juan Gines de Sepulveda sostenitore della loro naturale schiavitù. Questi primi dibattiti sull’argomento nella storia europea si manifestarono con gli atti Veritas ipsa e Sublimis Deus attraverso i quali il papa Paolo III dichiarò l’umanità degli indigeni americani e il loro diritto alla libertà e alla proprietà, condannando la pratica della schiavitù.

1512 Bartolomeo De Las Casas
Las Casas lottava dal 1512 per i diritti degli indigeni, quando era cappellano dei Conquistadores a Cuba sotto il comando di Diego Velasquez. Più volte testimone e attore della resistenza indigena alla penetrazione sanguinaria dei Conquistadores e della cristianizzazione imposta “a ferro e fuoco”, egli aveva scritto la “Brevisima” o “breve relazione sulla distruzione delle Indie” nella quale descriveva le crudeltà di cui erano fatti oggetto gli indigeni. Il 26 gennaio 1542 Las Casas fu presentato all’imperatore Carlo V, al quale riassunse il contenuto della “Brevisima”. Da questo incontro nacquero le “Leggi nuove” del novembre 1542 che proclamavano:

  • la libertà naturale degli indigeni e la messa in libertà degli schiavi
  • la libertà del lavoro, che limita le corvée e abolisce la pesca delle perle
  • la libertà di residenza e la libera proprietà dei beni, fino alla punizione di coloro che saranno violenti o aggressivi verso gli indigeni
  • l’abolizione del sistema delle encomiendas, consistente nell’affidare a degli encomenderos spagnoli determinati territori abitati con, “in dotazione”, un gruppo di indigeni, che dovevano essere colonizzati e cristianizzati, con libertà assoluta di governo.

Le rivolte e l’anarchia che seguirono nelle colonie spagnole del Nuovo Mondo portarono all’abrogazione di queste leggi in favore della conquista indiscriminata.

1628 Petizione dei Diritti del Parlamento Inglese
Il rifiuto da parte del Parlamento inglese di finanziare la politica estera di re Carlo I, indusse il governo ad esigere prestiti forzati e alloggi per le truppe nella case dei sudditi, come misura economica. L’arresto e l’imprigionamento arbitrari di coloro che si opponevano a queste direttive produssero nel Parlamento una violenta ostilità nei confronti del re. La Petizione dei Diritti, promossa da sir Edward Coke, si basava su leggi e statuti precedenti ed asseriva quattro principi: nessuna tassa poteva essere imposta senza il consenso del Parlamento, nessuno poteva essere imprigionato senza una prova (una riaffermazione del principio noto come “habeas corpus”), nessun soldato poteva essere alloggiato dalla cittadinanza e la legge marziale non poteva essere usata in tempo di pace.

1776 Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti
La prima dichiarazione dei diritti dell’uomo dell’epoca moderna è quella dello Stato della Virginia (USA), scritta da George Mason e adottata dalla Convenzione della Virginia il 12 giugno 1776. Questa fu utilizzata da Thomas Jefferson per la dichiarazione dei diritti dell’uomo contenuta nella Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America e approvata dal Congresso il 4 luglio 1776, la quale afferma “che tutti gli uomini sono creati uguali tra loro, che essi sono dotati dal loro creatore di alcuni inalienabili diritti tra cui la vita, la libertà e la ricerca della felicità”.
Jefferson scrisse la Dichiarazione come spiegazione formale dei motivi per cui il 2 luglio il Congresso aveva votato la propria indipendenza dalla Gran Bretagna, più di un anno dopo lo scoppio della guerra di Indipendenza Americana e come dichiarazione del fatto che 13 colonie americane non facevano più parte dell’Impero Britannico

La Costituzione degli Stati Uniti d’America (1787 ) e la Carta dei Diritti (1791)
Redatta nel 1787 a Filadelphia la Costituzione degli Stati Uniti d’America è la legge fondamentale del sistema di governo federale statunitense e costituisce il documento che rappresenta la pietra miliare per il mondo occidentale. E’ la più antica costituzione nazionale scritta attualmente in uso.
Il preambolo della Costituzione, in particolare nelle sue prime tre parole (“We the people”, “Noi il popolo”) scritte più in grande rispetto al resto del testo, è una delle sezioni più citate della Costituzione.
I primi 10 emendamenti della Costituzione (chiamati Carta dei Diritti) entrarono in vigore nel 1791, per limitare i poteri del governo federale statunitense e proteggere i diritti di tutti i cittadini residenti e visitatori nel territorio americano.
La Carta dei Diritti protegge la libertà di parola e di religione, il diritto di possedere e portare armi, la libertà di riunione e la libertà di petizione. Proibisce inoltre immotivate perquisizioni e confische di beni, punizioni crudeli e inconsuete e l’autoincriminazione forzata. Tra le protezioni legali che garantisce, proibisce al Congresso di promulgare leggi relative all’istituzione della religione e proibisce al governo federale di privare qualsiasi persona della propria vita, della libertà o della proprietà senza un regolare processo.

Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e dei cittadini (1789)
Nel 1789 la popolazione francese arrivò ad abolire la monarchia assoluta preparando il terreno per la prima Repubblica francese. Solo sei settimane dopo la presa della Bastiglia la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e dei cittadini fu adottata dall’Assemblea Costituente Nazionale come primo passo verso la stesura di una costituzione per la repubblica francese.
La Dichiarazione proclama che a tutti i cittadini vanno garantiti i diritti di libertà, proprietà, sicurezza e resistenza dall’oppressione. Sostiene che la necessità della legge deriva dal fatto che i limiti nell’esercizio dei diritti naturali di ogni uomo sono esclusivamente quelli che garantiscono agli altri membri della società di poter esercitare a loro volta quegli stessi diritti.

La Prima Convenzione di Ginevra (1864)
Nel 1864 sedici paesi europei e diversi stati americani parteciparono ad una conferenza a Ginevra, invitati dal Consiglio Federale Svizzero. La conferenza diplomatica fu tenuta allo scopo di adottare una convenzione per il trattamento dei soldati feriti in combattimento. I principi espressi nella Convenzione e mantenuti in tutte le successive convenzioni includevano l’obbligo di fornire cure senza alcun discriminazione al personale militare ferito o malato, il rispetto dei veicoli di trasporto del personale medico e delle relative attrezzature e la relativa segnalazione tramite il simbolo distintivo della croce rossa su sfondo bianco.

XX secolo
Solo durante il XX secolo in Europa occidentale e in America settentrionale molti gruppi e movimenti riuscirono a ottenere profondi cambiamenti sociali in nome dei diritti umani, creando un rapido miglioramento delle condizioni di vita dei popoli cosiddetti occidentali.
I sindacati dei lavoratori lottarono per il riconoscimento del diritto di sciopero, per garantire condizioni dignitose di lavoro e per proibire o limitare il lavoro minorile. Il movimento per i diritti delle donne guadagnò il suffragio universale esteso alle donne. Terminata la Prima Guerra Mondiale fu elaborato un sistema di protezione delle ‘Minoranze nazionali di razza, di lingua e di religione’, grazie al quale molti gruppi lungamente oppressi riuscirono ad ottenere diritti civili e politici. Nello stesso periodo i movimenti di liberazione nazionale poterono affrancare le nazioni colonizzate dal giogo delle potenze coloniali.
Importantissimo in tema di diritti umani fu il movimento non violento del Mahatma Gandhi, che portò l’India all’indipendenza dal dominio britannico.

Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, New York nel 1948.
Un’ulteriore grande affermazione dei diritti umani si ebbe dopo la fine della Seconda guerra mondiale con la costituzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e con la redazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, siglata a New York nel 1948. Con questa Carta si stabiliva, per la prima volta nella storia moderna, l’universalità dei diritti dell’uomo, non più limitati unicamente ai paesi occidentali, ma rivolti ai popoli del mondo intero, e basati su un concetto di dignità umana intrinseca, inalienabile, ed universale.
La Dichiarazione riconosce tra le atre cose il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza personale; al riconoscimento come persona e all’uguaglianza di fronte alla legge; a garanzie specifiche nel processo penale; alla libertà di movimento e di emigrazione; all’asilo; alla nazionalità; alla proprietà; alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; alla libertà di associazione, di opinione e di espressione; alla sicurezza sociale; a lavorare in condizioni giuste e favorevoli e alla libertà sindacale; a un livello adeguato di vita e di educazione.
Eleanor Roosevelt ispiratrice della Dichiarazione la definì la Magna Carta Internazionale dell’intera umanità. Nel preambolo e nell’art.1 la Dichiarazione proclama: “La noncuranza e il disprezzo per i diritti umani hanno prodotto atti barbarici che hanno oltraggiato la coscienza dell’umanità; l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani possono godere di libertà di parola e credo, libertà dalla paura e dalla povertà è stata proclamata come la più elevata aspirazione della gente comune… Tutti gli esseri umani sono nati liberi e con uguali diritti e dignità”.

1953 Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali
Anche gli Stati membri del Consiglio d’Europa hanno fatto un ulteriore passo avanti attraverso una convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 ed entrata in vigore nel 1953. Tra le altre cose, la convenzione stabilisce che il godimento dei diritti da essa garantiti non è soggetto ad alcuna discriminazione fondata su ragioni di razza, lingua, religione, opinione pubblica, origine nazionale o sociale.

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