UNA LINGUA COMUNE PER PARLARE DI INTEGRAZIONE
Intervista a PER CH GUNNVALL
Presidente della European Agency for Special Needs and Inclusive Education

Il recente lavoro dell’Agenzia sulle disposizioni statali, dove le scuole riconoscono la diversità e il fatto che alcuni bambini entrino a scuola in situazioni diseguali, fornisce opportunità per lo sviluppo d’indipendenza e competenza, attraverso l’apprendimento personalizzato

 

Qual è il ruolo della European Agency for Special Needs and Inclusive Education e quale il contributo degli Stati membri?
L’Agenzia intende migliorare le politiche educative e la pratica dell’insegnamento per gli studenti con disabilità, o con speciali bisogni educativi. Vogliamo facilitare la collaborazione tra gli Stati membri sulle priorità, in linea con quelle del Consiglio europeo e dei Ministeri per l’istruzione e la formazione, come identificati nella strategia ET 2020 e in conformità con gli accordi internazionali, quali la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Gli Stati membri decidono su temi prioritari e i loro rappresentanti ed esperti di settore partecipano ai progetti. L’Agenzia è una piattaforma di collaborazione, dove s’incontrano i professionisti provenienti da 28 Paesi europei, per cercare risposte comuni in materia di bisogni particolari e inclusione scolastica.

Qual è lo scopo principale del vostro lavoro?
Tutte le attività dell’Agenzia si concentrano su temi di interesse comune per i politici che si occupano di bisogni speciali e inclusione scolastica. I temi prioritari riguardano i risultati scolastici di tutti gli studenti, la formazione degli insegnanti per l’inclusione, l’istruzione e la formazione professionale, la tecnologia informatica e di comunicazione per l’inclusione, l’accessibilità delle informazioni e la raccolta di dati nel campo dell’integrazione scolastica. L’obiettivo è di raccogliere e analizzare le informazioni e sviluppare raccomandazioni e linee guida per la politica e la pratica, da divulgare nei Paesi membri dell’Agenzia e altrove. Tutti i materiali e i risultati sono disponibili sul sito web dell’Agenzia, in 22 lingue.

Cosa può dirci sulla tecnologia informatica per la comunicazione (ICT) per l’inclusione nella scuola e quali sono i progetti più importanti?
L’ICT per l’inclusione è oggi un tema molto attuale, la tecnologia si sviluppa rapidamente e gli strumenti e i dispositivi possono essere sempre più personalizzati sui bisogni dell’utente. Ciò significa maggiori opportunità, in senso lato, per le persone con disabilità e bisogni speciali, ma ancor più nello specifico dell’istruzione. Dal 1999, l’Agenzia ha valutato l’influenza delle ICT sull’apprendimento per gli studenti con diversi tipi di bisogni educativi speciali. Il nostro progetto “Information and Communication Technology in Special Needs Education (ICT in SNE) 1999-2001”, ha creato banche dati web dedicate, per facilitare l’accessibilità alle informazioni, gli aspetti chiave, gli esempi di pratiche interessanti e innovative, le fonti di informazione e le più importanti sfide future. Questo progetto è stato recentemente rivisitato dalla ICT per il progetto Inclusione (http://www.european-agency.org/agency-projects/ict4i). Negli ultimi anni l’Agenzia ha contribuito alle consultazioni dell’UNESCO incentrate sulle ICT per le persone con disabilità. In un progetto congiunto con l’Istituto per le Information Technologies in Education (UNESCO IITE), l’Agenzia ha sviluppato una rassegna sulle pratiche innovative legate alle ICT nel settore dell’istruzione per persone con disabilità (2011). La Commissione europea ha inoltre finanziato due progetti dell’Agenzia incentrati sulla fornitura di raccomandazioni
e linee guida per l’accessibilità delle informazioni per l’apprendimento: il primo sulla fornitura di informazioni accessibile per l’apprendimento permanente (http://www.european-agency.org/agency-projects/i-access), il secondo sulle ICT per l’accessibilità dell’informazione nell’insegnamento (http://www.european-agency.org/agency-projects/ict4ial).

Qual è il ruolo della scuola nella promozione delle pari opportunità e dell’inclusione sociale?
Le scuole hanno un ruolo chiave nella promozione delle pari opportunità e un sistema scolastico caratterizzato da discriminazione non è di qualità. Il recente lavoro dell’Agenzia sulle disposizioni statali, dove le scuole riconoscono la diversità e il fatto che alcuni bambini entrino a scuola in situazioni diseguali, fornisce opportunità per lo sviluppo d’indipendenza e competenza, attraverso l’apprendimento personalizzato. Questo porta ad un maggiore impegno nel processo educativo e riduce la probabilità di abbandono scolastico. Costruire
la resilienza consente inoltre agli studenti di gestire meglio le situazioni di vita quotidiana. Sui tempi lunghi, una tale partecipazione alla scuola e alla comunità sostiene l’inclusione sociale e aiuta gli studenti ad acquisire i valori e gli atteggiamenti di cittadinanza responsabile. I dirigenti scolastici svolgono un ruolo importante nel garantire un’etica positiva della scuola, fissano obiettivi e aspettative elevate per tutti, utilizzano le risorse in modo creativo e garantiscono un lavoro di necessaria collaborazione per una pratica inclusiva e prestazioni di alta qualità. L’importanza dell’organizzazione della scuola può avere un grande impatto sul profitto di tutti gli studenti. La motivazione e le ‘capacità’
di apprendimento sono supportate sia dai sentimenti di appartenenza, sia da approcci didattici, che rispondono alle individualità, offrendo scelte e ascolto agli studenti e lavorando con gli altri. Per una reale collaborazione, i dirigenti vedono anche gli insegnanti come studenti, che continuano la loro crescita professionale attraverso la ricerca, la riflessione e la risoluzione dei problemi. Tale collaborazione deve estendersi anche al di là della scuola, lavorando con altre scuole e agenzie della comunità, in un approccio olistico per tutti gli studenti, dove anche la famiglia ha un ruolo importante.

Esiste un luogo di valenza internazionale dove giovani studenti con disabilità possono essere ascoltati?
Dal 2003, l’Agenzia ha organizzato tre audizioni per i giovani con disabilità, o con bisogni educativi speciali, provenienti da tutti i Paesi membri. Il principale obiettivo era di ascoltarli, sapere cosa pensano della loro istruzione, cosa si potrebbe migliorare e come vedono il loro futuro. La prima udienza si è tenuta nel 2003 a Bruxelles, presso il Parlamento europeo, la seconda è stata organizzata nel 2007 e la terza nel 2011, sempre a Bruxelles, dove studenti con disabilità si sono incontrati con i loro colleghi senza disabilità, 234 giovani che hanno parlato di educazione inclusiva. Ognuno di questi incontri è stato relazionato e sintetizzato e inviato alle scuole e ai Ministeri dell’Istruzione dei Paesi coinvolti. La prossima udienza si terrà nel 2015, durante la Presidenza lussemburghese dell’Unione europea.

L’Italia è l’unico paese europeo in cui studenti con disabilità frequentano la stessa scuola con gli altri: qual è la vostra opinione su questo aspetto?
Vorremmo fare una precisazione su questo, perché sono molti i Paesi europei che offrono una qualche forma di opportunità di formazione inclusiva per gli alunni con disabilità e bisogni educativi speciali e la pratica è in aumento, a mano a mano che si risponde alla Convenzione delle Nazioni Unite del 2006 sui diritti delle persone con disabilità. Tutti i Paesi europei hanno esempi di buone pratiche nel sostegno degli alunni con disabilità nelle scuole tradizionali. E tutti i Paesi europei hanno buoni esempi di alunni educati in situazioni separate, nel settore privato, o pubblico. Inoltre, tutti i Paesi – tra cui l’Italia – si trovano ad affrontare sfide per garantire a tutti gli alunni una scuola inclusiva e un’istruzione di qualità. Imparare a trattare con le diversità di apprendimento e le differenze in ogni ambito educativo è una qualità che coinvolge tutti gli studenti, non solo quelli vulnerabili all’esclusione, o con disabilità. Un tale approccio ha l’obiettivo di raccogliere successi per tutti gli studenti e richiede un cambiamento sistemico basato sui diritti, incrementando la capacità delle scuole di aumentare i risultati di ogni allievo, piuttosto che focalizzarsi sui ‘bisogni’ di alcuni.

Condividi
Stampa questo articolo Stampa questo articolo dillo ad un amico

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*