I DIVERSI ATTORI DELL’ INTEGRAZIONE
Intervista a GIULIANO POLETTI
Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali
di Silvia Vicchi

La piena inclusione degli alunni con disabilità è un obiettivo che la scuola dell’autonomia persegue attraverso un’intensa e articolata progettualità, valorizzando le professionalità interne e le risorse offerte dal territorio

 

L’Italia è l’unico Paese europeo che prevede l’integrazione degli alunni disabili all’interno delle classi comuni, nelle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private. Pensa che possiamo portare un contributo all’Europa, nel dare valore e riconoscere il diritto del minore disabile a vivere l’esperienza scolastica insieme agli altri bambini?
L’integrazione scolastica degli alunni con disabilità costituisce un punto di forza del nostro sistema educativo e ci pone come Paese leader nel campo, a livello internazionale. La scuola italiana, infatti, vuole essere una comunità accogliente, nella quale tutti gli alunni, a prescindere dalle loro diversità funzionali, possano realizzare esperienze di crescita individuale e sociale. La piena inclusione degli alunni con disabilità è un obiettivo che la scuola dell’autonomia persegue attraverso un’intensa e articolata progettualità, valorizzando le professionalità interne e le risorse offerte dal territorio. Lo sforzo che dobbiamo fare quindi è quello di continuare a garantire un diritto sancito nella Convenzione ONU di diritti delle persone con disabilità, ratificata nel 2009 dall’Italia, che all’articolo 24 dice che lo Stato Parte deve realizzare il diritto all’istruzione senza discriminazioni e su base di pari opportunità, garantendo un sistema di istruzione inclusivo a tutti i livelli, per porre le persone con disabilità (e cito testualmente) in condizione di partecipare effettivamente a una società libera.

Quale ruolo può avere la cooperazione sociale, attraverso la figura dell’educatore sociale, nel dare valore e mostrare come vantaggio la presenza del bambino disabile nella scuola di tutti?
La Legge quadro 104 del 1992, in materia di assistenza, integrazione sociale e diritti delle persone con disabilità, affronta in maniera globale il problema della disabilità psichica, fisica e sensoriale, in particolare evidenzia la collaborazione tra gli organi scolastici e le unità sanitarie locali, per favorire l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità. Si prevede, inoltre, il coordinamento dei servizi scolastici con quelli sanitari, socio-assistenziali, culturali, ricreativi e sportivi, da realizzarsi attraverso accordi di programma tra enti locali,
organi scolastici e unità sanitarie locali. In questo contesto di cooperazione dei diversi attori chiamati ad intervenire nel processo educativo dell’alunno disabile, può avere senz’altro un ruolo fondamentale l’apporto delle cooperative sociali e più in generale del terzo settore,
mediante l’intervento di professionalità altamente specializzate nel campo della disabilità.

Ritiene sufficiente l’impegno delle istituzioni e della scuola per l’integrazione dei disabili, o pensa necessaria l’attenzione e partecipazione di quelle componenti della società che ne garantiscono la vitalità e l’anima, quali famiglia, movimenti, associazioni, volontariato, cooperazione?
Per garantire che il progetto di integrazione sia realmente efficace è necessario assicurare una continuità tra l’esperienza di vita scolastica ed extrascolastica dell’alunno disabile. Nei fatti, devono promuoversi le dovute sinergie tra coloro che a diverso titolo intervengono
nello sviluppo socio educativo della persona con disabiltà ed in questo quadro le organizzazioni del terzo settore costituiscono una risorsa preziosa. La famiglia, peraltro, rappresenta un punto di riferimento essenziale per la corretta inclusione scolastica dell’alunno con disabilità, sia in quanto fonte di informazioni preziose, sia in quanto luogo in cui avviene la continuità fra educazione formale ed educazione informale.

Quali politiche per l’integrazione porterà prioritariamente avanti il suo governo?
Ricordo che l’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità ha elaborato il primo Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, presentato ai principali stakeholder in occasione della IV Conferenza nazionale sulle condizioni delle persone con disabilità, tenutasi a Bologna nel luglio del 2013 e definitivamente approvato alla fine dello scorso anno. Il Programma, cui hanno partecipato le organizzazioni del mondo della disabilità, si articola in sette linee di intervento, tra le quali una è espressamente dedicata ai processi formativi e all’inclusione scolastica. Fra le diverse proposte, vorrei ricordare quella di istituire percorsi formativi specifici per i docenti specializzati per l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità ed il principio di permanenza dell’insegnante per il sostegno nella classe per l’alunno con disabilità, per tutto il ciclo scolastico, a garanzia della continuità didattica.
Vi si auspica, inoltre, un piano di adeguamento e progettazione di tutti gli edifici e plessi scolastici alla normativa relativa all’abbattimento delle barriere architettoniche, secondo i principi della progettazione universale. Infine, per riallacciarmi a quanto si diceva prima, si mira a facilitare la partecipazione attiva delle famiglie, anche attraverso un sostegno adeguato alla comunicazione, per i familiari con necessità speciali. Sono tutti obiettivi che intendiamo perseguire nel prossimo biennio.

Per garantire che il progetto di integrazione sia realmente efficace è necessario assicurare una continuità tra l’esperienza di vita scolastica ed extrascolastica dell’alunno disabile

 

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