Una nuova proposta di legge vuole rivoluzionare l’istruzione da 0 a 6 mesi. Perché per lottare contro le diseguaglianze e favorire l’inclusione bisogna iniziare presto

Rivoluzionare l’istruzione nella fascia 0-6, trasformandone il concetto stesso: da servizio per le famiglie a diritto educativo di bambine e bambini.
È l’obiettivo della proposta di legge DDl 1260 portata avanti dalla VII commissione in Senato dal titolo “Disposizioni in materia di sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino ai sei anni e del diritto delle bambine e dei bambini alle pari opportunità di apprendimento”. Ne spiega le ragioni Francesca Puglisi, capogruppo del Pd in Commissione Istruzione, prima firmataria e relatrice del provvedimento.

Quali sono gli obiettivi del disegno di legge?
Il testo parte da una scelta politica netta, quella di investire sull’educazione e l’istruzione dei bambini e delle bambine del nostro Paese come moderna forma di lotta alle disuguaglianze, passando dal concetto di asilo o scuola dell’infanzia come servizio alle famiglie a diritto educativo. Senza tralasciare il sostegno concreto allo sviluppo all’occupazione femminile e alla genitorialità.

Partiamo dal primo punto. In che modo si concretizzano la lotta alle diseguaglianze e le pari opportunità?
Partiamo da un dato scientifico, tutti gli studi e le ricerche hanno dimostrato l’importanza dei primi anni nella vita delle persone, delle condizioni materiali e relazionali in cui li si vive e delle esperienze che si fanno. In particolare quando esistono condizioni difficili – siano esse fisiche, psichiche o socioculturali – è stato provato che cominciare in tenera età un percorso scolastico aiuta a recuperare gli svantaggi di partenza. Al contrario, iniziare tardi può annullare di fatto la possibilità di recupero.

Come ci si riesce?
Con interventi personalizzati e un’organizzazione degli spazi e delle attività mirata a prevenire o limitare le conseguenze determinate da disabilità e da svantaggi culturali o sociali. Il che naturalmente richiede personale altamente preparato, che è un altro degli aspetti su cui la proposta di legge interviene, puntando sulla qualificazione universitaria, la formazione in servizio continua, il coordinamento pedagogico, la continuità educativa e didattica.

Tra gli obiettivi c’è anche quello di favorire l’inclusione sociale. Come?
Valorizzando l’accoglienza e il sostegno delle diversità linguistiche, culturali, religiose ed etniche nel caso della multiculturalità. È ormai evidente, anche a fronte della crescente presenza di famiglie con bambini piccoli provenienti da molti altri Paesi e portatori di culture diverse, che i servizi prescolari possano svolgere una funzione fondamentale a sostegno della coesione sociale e nella lotta contro l’esclusione, diventando luoghi importanti nelle città, luoghi di incontro e confronto, di partecipazione e integrazione. Anche per questo oggi le politiche per l’infanzia sono considerate in molti Paesi europei un pezzo fondamentale del welfare locale.

Da un punto di vista più generale la legge punta anche a rimettere la palla in mano allo Stato.
Che è stato il grande assente, scaricando tutto il peso della formazione 0-6 sulle regioni.
Noi puntiamo invece al raggiungimento dei livelli essenziali per garantire un cofinanziamento del 50 per cento dei costi di gestione o con trasferimenti diretti o con la gestione diretta delle scuole dell’infanzia, mentre il restante 50 per cento rimane a carico di regioni ed enti locali. È un passo importante perché si restituisce allo Stato la responsabilità in merito.

A tal proposito, che cosa pensa delle politiche del governo Renzi nei confronti della scuola, in particolare per la fascia 0-6?
Per la prima volta viene inserito nelle linee programmatiche del MIUR l’educazione e l’istruzione 0-6 anni. Inoltre la Ministra Giannini ha assicurato di voler lavorare per realizzare ‘una scuola di qualità per tutti’, in cui far crescere la multiculturalità e dare spazio alle diverse abilità.

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