L’INTERVENTO
Margherita D'Amico
Scrittrice e giornalista

La salvaguardia dell’ambiente è oggi, con ogni probabilità, il primo argomento da cui dipenda la nostra permanenza sul Pianeta. A ben guardare, ogni aspetto della nostra vita ci riconduce all’urgenza di un cambiamento profondo. L’avvento di una nuova era in cui l’umanità non concepisca la natura come un supermercato avrebbe un impatto determinante e immediato sulle nostre società, e rappresenterebbe forse l’unica occasione di dirimere questioni squisitamente antropocentriche e altrimenti insolubili. Se alla base delle nostre civiltà vi fosse il sacro rispetto della vita altra, non potrebbero neppure aver luogo guerre, speculazioni, ingiustizie, attentati alla salute, traffici che rendono sempre più difficile la vita delle persone.
Malgrado gli sforzi inesausti delle multinazionali e dei governi – che perlopiù da esse a vario titolo dipendono – la gente sa, o perlomeno intuisce, che siamo arrivati a uno snodo tanto importante quanto estremo. Esistono vari gradi di consapevolezza, recenti generazioni sono state addirittura allevate, con la complicità dei media, per acquistare e consumare, secondo un processo di abbrutimento inversamente proporzionale allo sviluppo della tecnologia.
Eppure, quante battaglie sono trasversali, partecipate, come l’opposizione al taglio dell’alberata di quartiere? Ne sia motivo la realizzazione del parcheggio interrato o scavi per la metro, ogni divergenza cade. Di colpo, dinnanzi all’annunciata distruzione del patrimonio di bellezza e salubrità sotto casa, si appianano le divergenze politiche, l’odiato vicino diventa fratello. Fianco a fianco, in piazza, operaio e avvocato protestano, pronti a incatenarsi al vecchio platano.
Quando infatti si attenta al nostro panorama geografico e psicologico per mezzo di antenne irradianti, discariche tossiche, plotoni di torri eoliche ammazza-avifauna, sentiamo in pericolo l’ultimo presidio, l’estrema nicchia capace di proteggerci da un senso di perdita difficile da arginare.
Cementificazione, distruzione di territorio, acque e habitat, inquinamento, caccia, trivellazioni, diserbanti, allevamenti intensivi, rifiuti diversamente pericolosi, vivisezione, deforestazioni: prosperano e imperano, eppure sono motivo di notevoli sollevazioni popolari. Se un tempo “ecologista”, “animalista” suggerivano un bizzarro spirito di setta, le stesse definizioni perdono oggi la propria ragion d’essere, visto che la lotta a favore dei nostri compagni di viaggio è pronta a risvegliarsi in ciascuno di noi.

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