GREENPEACE: “NON ABBIAMO UN ALTRO PIANETA”
Intervista a ALESSANDRO GIANNÌ
Direttore campagne Greenpeace Italia
Alessandro Giannì, direttore della campagne di Greenpeace Italia, branca nazionale della più popolare organizzazione ambientalista, sempre sotto i riflettori per le sensazionali azioni in difesa dell’ambiente racconta perché lo fanno. E cosa si aspetta da Renzi e dal suo governo
 
 

È il capo delle campagne di Greenpeace in Italia. Colui che decide come si portano avanti nel nostro Paese le iniziative che la casa madre lancia a livello internazionale. È lui che incontra per conto dell’organizzazione governi e ministri, senza dimenticare la sua anima battagliera. Quella che in passato lo ha portato a bordo delle navi di Greenpeace in difesa dei mari per prendere parte alle spettacolari e coraggiose azioni di protesta che hanno reso celebre l’organizzazione ambientalista. Per colpire e scuotere l’opinione pubblica senza smarrire l’obiettivo finale: salvare il pianeta.

Quest’estate la Rainbow Warrior III, la protagonista di tante battaglie arriva in Italia e la si potrà vedere in giro nei nostri porti. Come mai questo tour?

È una nave tutta costruita con sistemi innovativi e assolutamente green, progettata per ridurre al minimo il consumo di carburanti, grazie a un rivoluzionario sistema di alberatura che sorregge 1.260 metri quadrati di vele. Simbolo perfetto per la rivoluzione energetica che chiediamo. Non a caso il tour si chiama “Non è un Paese per fossili” e farà tappa da Genova a Palermo.

Venendo all’attualità: qual è il vostro fronte più caldo, in Italia?

Prima di rispondere alla domanda devo fare una premessa. Le nostre campagne sono tutte internazionali, poi a seconda delle singole realtà accade che vengano modulate o personalizzate. In Italia, per esempio, stiamo lavorando sulle bonifiche, che è una campagna internazionale ma una vera emergenza nazionale. Sia per i condoni vergognosi sia per la “misteriosa” sparizione dei fondi a suo tempo stanziati per le bonifiche. Da qui il regime consueto dei commissariamenti come è accaduto di recente per la “bonifica dell’area ex Sisas di Pioltello-Rodano in provincia di Milano finita con una raffica di arresti. Arresti che confermano che la denuncia di Greenpeace sullo “smaltimento” di tonnellate di rifiuti era fondata.

Solo una delle tante battaglie in corso…

Le altre urgenze sono quella per l’agricoltura sostenibile e del no deciso agli OGM, insieme a quella per il clima.

Che cosa chiedete al governo Renzi?

Di non lasciarsi sfuggire la grande opportunità offerta dal semestre di presidenza europea. Per noi le questioni più urgenti da portare in Europa sono due: la nazionalizzazione
degli ogm e il clima.

Il clima è un’altra delle vostre battaglie storiche, legata anche alle trivellazioni a cui vi opponete ostinatamente. Ci spiega come mai?

Lo sa quanto si andrebbe avanti con tutte le riserve stimate dei nostri mari? Due mesi con il petrolio, cinque, appena poco di più, con il gas. Se le sembra ragionevole…
Invece mi preme ricordare che le fonti di energia rinnovabile in Italia ci sono e sono anzi un’opportunità anche dal punto di vista economico. Il pacchetto 20-20-20 ha mostrato come quasi la metà della riduzione delle emissioni di CO2 in UE sia stata ottenuta dallo sviluppo del settore delle fonti rinnovabili. Inoltre gli obiettivi al 2020, almeno per quanto riguarda la CO2, sono già stati sostanzialmente raggiunti; l’Italia è già al 35% da rinnovabili. Dal governo Renzi, mi aspetto anche sostegno in questa direzione che fa bene all’ambiente
e all’economia oltre a garantire maggiore indipendenza energetica.

Le sensazionali dimostrazioni in cui siete specialisti continuano a essere utili per la vostra causa?

Funzionano anche se non è l’unico aspetto su cui lavora Greenpeace. Noi lavoriamo soprattutto sull’opinione pubblica e sui media. Sono azioni che sottolineano l’urgenza
delle sfide che dobbiamo affrontare.

Ma un cittadino che vuole sostenere le vostre battaglie cosa può fare?

Ha molti modi per farlo, a partire dal far sentire la propria voce. A volte banalmente chiamando i numeri verdi per protestare. Le aziende sono più sensibili di quel che si crede a un consumatore scontento.

Ci può dire invece l’ultima vittoria di Greenpeace?

Adidas ha deciso di aderire alla Campagna Detox di Greenpeace: entro 2017 il 99% dei loro prodotti saranno liberi dalle sostanze chimiche pericolose.

Condividi
Stampa questo articolo Stampa questo articolo dillo ad un amico

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*