NELLE TERRE DELLA MAFIA PER UN’AGRICOLTURA SOSTENIBILE
Intervista a VALENTINA FIORE
Amministratore delegato Libera Terra Mediterraneo
Fare profitti nei territori strappati alla criminalità si può. Rispettando l’ambiente e le persone che ci lavorano. Valentina Fiore racconta l’esperienza di Libera Terra e delle 9 cooperative che hanno scelto l’agricoltura biologica invece del pizzo
 
 

“Il nostro obiettivo è quello di restituire valore e bellezza ai beni che gestiamo attraverso la creazione di imprese cooperative che sappiano al contempo essere rispettose delle risorse umane e dell’ambiente”. Racconta così la sua mission Valentina Fiore, 36 anni, palermitana doc, oggi amministratore delegato di Libera Terra Mediterraneo, il consorzio che raggruppa le nove cooperative sociali di Libera Terra che gestiscono 1300 ettari di terreno confiscati alle mafie in Sicilia, Campania, Puglia e Calabria che lei ha contribuito a creare fin dagli inizi. E spiega perché il rispetto dell’ambiente è la prima forma di legalità.

Come e perché è nata Libera Terra?

Libera Terra è il progetto nato nel 2001 per dimostrare quale valore e importanza può avere per un territorio il riuso sociale dei beni confiscati lì esistenti. Oggi Libera Terra è anche il marchio che contraddistingue le produzioni ottenute dalle materie prime provenienti da terreni confiscati alla criminalità organizzata e gestiti da Cooperative sociali. Tutto nasce grazie all’approvazione della legge di riferimento che è la 109/96 che permette il riuso sociale dei beni confiscati attraverso l’assegnazione ad organizzazioni senza scopo di lucro.

Al progetto sociale abbinate anche l’idea di un’agricoltura sostenibile. Come è nato questo approccio?

L’idea di sposare metodi di agricoltura sostenibile è insita nella stessa mission di Libera Terra. Tutte le nostre colture sono biologiche, riteniamo che il rispetto della madre terra e dell’ambiente in generale sia la prima forma di legalità possibile, oltre che il modo più corretto e responsabile di gestire terreni che non sono di proprietà delle cooperative, bensì beni pubblici. Le nostre materie prime vengono coltivate tenendo fede alla filosofia del buono, pulito e giusto cercando di dare spazio alle colture espressione della tradizione agroalimentare dei territori dove operiamo.

È un modello che funziona anche da un punto di vista imprenditoriale?

Sì, Libera Terra è la dimostrazione che si può creare impresa partendo da un progetto di natura sociale capace di auto sostenersi e stare sul mercato grazie all’impiego di  professionalità specifiche e di alto livello. Partendo da questi presupposti Libera Terra nei territori dove opera si è dimostrato un progetto imprenditoriale capace di ridistribuire ricchezza attraverso la creazione di un indotto occupazionale basato sui principi della legalità e della sostenibilità. Fondamentale per la costruzione di questo percorso si è rivelata la costituzione del Consorzio Libera Terra Mediterraneo che nasce nel 2008 con l’obiettivo di mettere a fattor comune le attività agricole delle cooperative e di affrontare il mercato in maniera unitaria ed efficace. Con un fatturato per il 2013 di circa 5 milioni e mezzo di euro.

C’è un nesso tra legalità e difesa dell’ambiente, se sì quale?

I beni che gestiamo sono patrimonio pubblico quindi abbiamo il dovere etico di preservarli per le generazioni future senza depauperarli, anche da questa responsabilità nasce la scelta di condurre tutte le nostre colture in regime di agricoltura biologica.

Quali sono le vostre prossime sfide?

Sul fronte produttivo legato alla realizzazione dei prodotti a marchio Libera Terra l’impegno al miglioramento della qualità dei prodotti e del rapporto qualità – prezzo è costante. Rispetto agli altri anni la sfida adesso è trovare il modo per controllare direttamente quante più filiere produttive possibili anche coinvolgendo soggetti sani del territorio. Sul fronte più innovativo rispetto al riuso sociale dei beni confiscati è in corso anche la gestione di beni sequestrati nell’auspicio che la normativa possa recepire anche questa possibilità.

Fate anche un importante lavoro nelle scuole e nelle università. Dal suo punto di vista quanto conta?

Abbiamo un settore specifico che si occupa di formazione ed educazione. Riteniamo talmente importante il rapporto con le scuole e l’università che dal 2009 in collaborazione con l’associazione Libera abbiamo dato il via al progetto Libera Il g(i)usto di viaggiare dei percorsi di turismo responsabile sui beni che gestiamo per dare a quanti volessero  prendere contatto con la nostra realtà la possibilità di visitare i territori dove operiamo con le nostre cooperative. Nel 2013 abbiamo registrato la presenza di più di 5000 studenti di vario ordine e grado.

 

Tutte le nostre colture sono biologiche, riteniamo che il rispetto della madre terra e dell’ambiente in generale sia la prima forma di legalità possibile…
 
 

 

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