COOPERAZIONE:
PATTO TRA GENERAZIONI

PIETRO SEGATA
Presidente Cooperativa Sociale Società Dolce
Inauguriamo il nuovo anno con una nuova edizione del nostro “house organ”, il cui primo numero, o meglio il numero zero, è tutto dedicato alla cooperazione.
In panchina il “Società Dolce News”, sostituito nel “secondo tempo” da “X Altro”. Buttato alle spalle l’anno vecchio, il 2011, ci rinnoviamo per l’anno che verrà.

 

Il primo tema prescelto dalla nostra redazione spero incontri l’interesse dei nostri più affezionati lettori che si attendono da noi sempre rinnovate forme di comunicazione, al passo coi tempi e con le nuove esigenze imposte dalla dimensione della nostra Cooperativa e dal suo sempre maggior impatto sociale. Ho comunque il sospetto che le critiche a Società Dolce anche questa volta non mancheranno.
Scelta scontata sull’argomento prescelto forse diranno i più, che “barba” borbotteranno alcuni dei nostri soci e i “benpensanti” del nostro “belpaese”, spesso interessati, penseranno che noi cooperatori non pensiamo ad altro che ad autocelebrare le nostre imprese, concentrando la nostra attenzione sulla forma piuttosto che sui contenuti. Ma quale 2012 ci aspetta e soprattutto quale aggiornato messaggio di fiducia nel futuro possiamo e dobbiamo oggi dare alle nuove generazioni. I giovani più consapevoli sono disorientati e persi al cospetto di un nuovo mondo nel quale il capitalismo repentinamente si accartoccia su se stesso, incapace di darsi e dare una nuova prospettiva portatrice di benessere e prosperità collettiva.
Dobbiamo probabilmente dire “loro” che è tornato il tempo di investire sul lavoro, il “loro” futuro lavoro, che devono, tra “loro”, associarsi per condividere questo rischio in forma di impresa, dove la risorsa principale o l’unica è e sarà il “loro” impegno, il “loro” ingegno e il “loro” intuito. Devono cooperare destinando tutto il valore aggiunto che riusciranno a produrre ad arricchire esclusivamente la loro iniziativa, rafforzandola e rendendola indipendente da tutte quelle forze che sino ad ora hanno contribuito a cancellare il “loro futuro”.
Noi cooperatori, spesso di “lungo corso”, non possiamo che mettere a disposizione di queste future generazioni la nostra esperienza e il nostro tempo in attesa di poter consegnare nelle mani di chi ci succederà le imprese, lo strumento, che più o meno abilmente, abbiamo fatto crescere con il nostro contribuito. Offriamo “loro” anche un modello, più unico che raro, di impresa mutualistica, radicata e responsabile delle sorti delle comunità di appartenenza, democratica e solidale. Un “calabrone” che non sa di saper volare, una terza via verso la realizzazione di forme più evolute di equilibrio tra capitale e lavoro, finanza e accesso al consumo, dove al centro dell’azione economica c’è il benessere dell’uomo.
Un patto tra cooperatori e nuove generazioni deve essere sottoscritto e promosso. Nella cassetta degli attrezzi del 900’ salverei questo “martello” che ha permesso in passato di distribuire il “pane”, dare un salario ai braccianti e prestare denaro alle classi indigenti. Se la costituzione repubblicana riserva alla cooperazione, quello che alcuni definiscono un anacronistico privilegio, lo fa per il valore sociale, più che economico, che essa ha espresso ed esprime tuttora. Quando lascerò la nostra Cooperativa, di cui sono socio fondatore e Presidente, nulla porterò con me se non la profonda soddisfazione di aver generato un patrimonio materiale ed immateriale al servizio di una più armoniosa crescita della nostra società.

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