PER STAR BENE NON BASTA ESSERE IN SALUTE
Intervista a VYTENIS ANDRIUKAITIS
Commissario Europeo alla salute e sicurezza alimentare
Auguro a tutti gli Europei non solo di non ammalarsi, ma di raggiungere il benessere. Tutte le politiche comunitarie per la promozione della salute non dovrebbero solo prevenire la malattie, ma anche migliorare il benessere dei cittadini europei

 

Come definirebbe il benessere?

Per me, benessere va al di là della semplice assenza di malattie. Significa sentirsi fisicamente e mentalmente in forma, sereni e pronti ad affrontare il mondo. Personalmente provo benessere quando seguo una dieta sana e ben bilanciata, quando faccio attività fisica, lunghe camminate, quando ho il mio peso sotto controllo e riesco ad evitare lo stress. Anche passare del tempo con gli amici e la famiglia mi dà un profondo senso di benessere. Auguro a tutti gli Europei non solo di non ammalarsi, ma di raggiungere il benessere. Tutte le politiche comunitarie per la promozione della salute – su nutrizione, attività fisica, riduzione dell’obesità e dei danni indotti da alcol e tabacco – non dovrebbero solo prevenire la malattie, ma anche migliorare il benessere dei cittadini europei.

In che misura l’Unione Europea può dare valore aggiunto all’azione degli Stati membri nel limitare i fattori di rischio delle malattie croniche poste dall’invecchiamento della popolazione?

Le malattie croniche, che costituiscono una percentuale molto alta di tutte le malattie e comportano oltre il 63% delle morti nel mondo (dati delle Nazioni Unite del 2011), stanno aumentando nell’Unione europea anche per l’invecchiamento della popolazione. Questo fatto, accompagnato ai problemi finanziari dei bilanci pubblici, è una minaccia reale per la sostenibilità dei sistemi sanitari europei e, per la perdita di produttività provocata, di tutta l’economia in generale. Considerando che le malattie croniche sono largamente prevenibili, l’Unione Europea si focalizza nel contrastare i fattori di rischio, costituendo una base di dati per chi deve mettere in atto le politiche e coordinando il lavoro degli Stati Membri, condividendo le migliori esperienze e promuovendo reti volontarie e network per l’azione, in campi come la nutrizione, l’attività fisica, o contro l’abuso d’alcol. L’Unione europea raccoglie poi risorse per migliorare l’efficacia e il raggio d’azione delle iniziative e coordina varie azioni per la promozione della salute, come la Partnership Europea per l’Innovazione nell’Invecchiamento Attivo e Sano, l’Azione comune sulle Malattie Croniche e il Piano d’azione contro l’Obesità Infantile. Non tutte le malattie possono però essere prevenute. Dare più poteri ai malati nell’affrontare le malattie croniche è un modo importante per migliorare la loro cura e ridurne il peso sui sistemi sanitari. Eliminare le inefficienze dei sistemi attuali non è abbastanza per renderli sostenibili nel lungo periodo. Per andare avanti, essi devono essere organizzati in modo diverso, con un focus maggiore nell’investimento nella promozione della salute e nella capacità di dare più potere ai malati di gestire la propria salute. La creazione di Network Europei di Riferimento (European Reference Networks) sarà un’innovazione importante per tutti i cittadini.

Come può la cooperazione europea sull’e-Health, l’assistenza sanitaria per via elettronica, essere di beneficio per i pazienti?

Quando l’e-Health è usata in modo efficace, può portare molti benefici ai pazienti, contribuendo a una cura più personalizzata, mirata, rapida ed efficiente. L’e-Health può anche aiutare a migliorare le cure e ridurre la lunghezza delle ospedalizzazioni. Avere uno scambio sicuro di dati sanitari, con tecnologie che mettono al centro il paziente, può permettere ai cittadini di essere più sani e di vivere in modo indipendente e più a lungo.

Le aspettative di vita nell’Unione europea sono aumentate dai 65 anni del 1950 agli 80 del 2010, ma aumentano certe malattie, come l’Alzheimer e la demenza senile. Quali azioni prevedete?

Con il secondo posto nelle aspettative di vita nell’Unione europea (82,4 anni) e uno dei tassi più bassi di natalità, l’Italia è uno dei Paesi più interessati dall’invecchiamento della popolazione. In ogni caso, la popolazione invecchia in tutta l’Unione europea. Gli Europei vivono più a lungo, ma il numero di anni vissuti in buona salute rimane lo stesso. In media i cittadini europei passano oltre il 20% della loro vita in cattiva salute. Ciò ha un impatto sulla qualità della vita e crea una pressione significativa sui sistemi sanitari nazionali. La Partnership Europea dell’Innovazione sull’Invecchiamento, lanciata nel 2011, punta ad aumentare di due anni l’età vissuta in buona salute entro il 2020. La partnership raggruppa ricercatori, autorità sanitarie, professionisti della salute, aziende, regolatori e organizzazioni dei pazienti per esaminare nuovi modi di rivolgersi alla sfida di una popolazione che invecchia. Punta a portare innovazione nei sistemi sanitari, sulle diagnosi precoci della malattia, le cure, la conoscenza, le ricerche epidemiologiche e il rispetto dei diritti delle persone affette da una forma di demenza. L’iniziativa ha portato a molte attività di pubvalore, inclusa l’Azione Comune ALCOVE (Alzheimer Cooperative Valuation in Europe), che è stata condotta dal 2011 al 2013. ALCOVE ha aumentato le conoscenze e promosso uno scambio di informazioni sulla demenza per preservare salute, qualità della vita, autonomia e dignità delle persone malate e di chi si prende cura di loro nei Paesi europei. Per quanto riguarda il sostegno finanziario, attraverso il Settimo programma Quadro di ricerca, l’Unione europea ha investito 327 milioni nella ricerca sulla demenza.

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