“…Le cooperative sono basate sui valori dell’autosufficienza, dell’autoresponsabilità, della democrazia, dell’uguaglianza, dell’equità e della solidarietà. Nella tradizione dei loro fondatori, i soci delle cooperative credono nei valori etici dell’onestà, della trasparenza, della responsabilità sociale e dell’attenzione verso gli altri…”

 

L’alterità cooperativa, cioè la sua diversità rispetto alle imprese profit, va fatta risalire ai valori ed ai principi(1) che la definiscono e ne regolano il funzionamento. Per l’A.C.I. “la cooperativa è un’associazione autonoma di persone unite volontariamente per soddisfare le loro aspirazioni e bisogni economici, sociali e culturali comuni attraverso la creazione di una impresa di proprietà comune e democraticamente controllata”. Si stabilisce inoltre che “le cooperative sono basate sui valori dell’autosufficienza, dell’autoresponsabilità, della democrazia, dell’uguaglianza, dell’equità e della solidarietà. Nella tradizione dei loro fondatori, i soci delle cooperative credono nei valori etici dell’onestà, della trasparenza, della responsabilità sociale e dell’attenzione verso gli altri”. Definizione questa che già da sola permette di individuare gli elementi qualificanti la cooperativa stessa, elementi da riassumersi, specie se si ha in mente la storia della cooperazione(2):
1. nel rendere evidente “una forma produttiva e di consumo che rappresenti una difesa dei lavoratori (e nel tempo di consumatori, risparmiatori, cittadini,…nda) e una tutela dei loro diritti di protagonismo sociale (…) di fronte ai processi degenerativi del capitalismo (…)(3)”;
2. nell’agire sul mercato attraverso l’uso di un sistema di valori e di principi operativi “che i cooperatori si danno come fine e come criterio per il loro intervento nel processo produttivo”. Ciò significa che: “Nella cooperazione (…) esiste un sistema di valori e una sua declinazione in termini di precettazione operativa”(4);
3. nel presentarsi come attori di mercato attenti agli altri attori non cooperatori; attenzione questa espressa attraverso l’assunzione finalistica di specifiche responsabilità; il che evidentemente comporta una modalità di conduzione aziendale che garantisca la congruenza tra fini, obiettivi e strategie e la loro coerenza con le attività poste in essere: in sintesi una gestione accountable. (5)
La definizione e l’ambito valoriale ricordati ci permettono di identificare la mission fondante ed il modello di governance presente nella cooperativa: – la prima è collegata all’attività mutualistica che si realizza nei rapporti tra soci e cooperativa, attività questa volta a ottimizzare il vantaggio cooperativo, economico e non, dei soci e non a valorizzare un capitale finanziario, capitale che quindi costituisce sostanzialmente un fattore strumentale al raggiungimento dell’obiettivo mutualistico. Vantaggio questo che si allarga alla comunità locale in cui la cooperativa vive (trasformando la stessa in un’impresa di comunità) ed alla collettività tutta quando, con l’emergere della cooperazione sociale, l’agire delle cooperative è prevalentemente volto alla produzione distribuzione di servizi di interesse collettivo o di beni meritori/relazionali a favore anche di soggetti svantaggiati; – il secondo è individuato nel principio della democraticità, principio che si rende palese attraverso i noti postulati della porta aperta e una testa un voto. Principio questo che radica territorialmente la cooperativa e ne sostanzia una condizione di indecentrabilità e le impone il ruolo di business incubator del territorio in cui vive nel caso non possa pienamente rispettare la condizione di libero accesso trasformandola in un’impresa di territorio. Principio che inoltre propone le coooperative mutualistiche come “prototipo” d’impresa che può essere amministrata con modelli di gestione e controllo rispondendi alla cosiddetta Stakeholder Theory e quelle sociali come “prototipo” d’impresa che può essere amministrata con modelli di gestione e controllo rispondendi alla cosiddetta Stakeholder Democracy, modelli in cui si supera la democrazia per delega delle cooperative mutalistiche e si passa alla partecipazione e delibera diretta da parte di tutti gli stakeholder.
Ciò significa in sostanza prospettare le imprese cooperative come, storicamente, le prime imprese che:
1. abbiano incluso nel proprio finalismo responsabilità non solo di tipo economico, ma anche di tipo equitativo e finanche ecologico;
2. siano state gestite attraverso meccanismi: (i) volti ad ampliare non solo la base sociale ma anche il sistema di legami relazionali interni ed esterni; (ii) capaci di facilitare il coinvolgimento, in termini di partecipazione/controllo, oltre che dei soci anche di altri fruitori del beneficio mutualistico allargato;
3. abbiano operato sul mercato secondo logiche competitive rispettose. Tutto ciò agli occhi degli esegeti del liberismo le trasforma in “calabroni” (insetti questi che in base alle leggi della fisica non dovrebbero volare(6)) ma che per i teorici della cosiddetta Corporate Sustainability(7) ne permette l’identificazione come “l’ideal-tipo” di impresa socialmente responsabile.

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1 Ci si riferisce alla Dichiarazione di Identità Cooperativa, esito del congresso dell’Alleanza Cooperativa Internazionale (A.C.I.) tenutosi a Manchester nel 1995.

2 V. NEGRI ZAMAGNI, L’impresa cooperativa: residuo del passato o proposta per una società più equilibrata? in, Lezioni Rossi-Doria, 2010, a p.3 afferma che “L’alternativa (…nda) al capitalismo che si è manifestata nella storia è la cooperazione, che non ha proposto l’eliminazione del mercato, ma ne ha invece suggerito una istituzionalizzazione diversa: nell’impresa cooperativa non è il capitale al centro dell’attività produttiva, ma la persona (il socio). Questo spostamento di focus si basa su un paradigma fondativo dell’attività economica che non è individualistico, ma intrinsecamente relazionale, per cui l’obiettivo è massimizzare l’interesse di gruppo, inclusivo di gruppi vasti e dunque virtualmente coincidente con la società (bene comune).

3 M. P. SALANI M. P., La cooperazione come best practice di RSI, in AA.VV., L’orientamento responsabile, Camera di Commercio di Pescara, Pescara 2007, p. 44.

4 M. P. SALANI M. P., La cooperazione come best practice di RSI, in AA.VV., L’orientamento responsabile, Camera di Commercio di Pescara, Pescara 2007, p. 45.

5 L’aggettivo accountable è associato sia al concetto di assunzioni di responsabilità, sia a quello di rendere conto.

6 L’esegeta richiamato in testo si pone in sostanza le seguenti domande: Come può “volare” un’impresa che nega la massimizzazione della remunerazione al capitale? Che permette a terzi non capitalisti d’incidere sulle decisioni di investimento? Che si assume responsabilità ultraeconomiche che generano costi interni e magari esternalizzano ricavi privati interni? Che compete in modo rispettoso degli altri attori di mercato senza “approfittare” degli eventuali specifici vantaggi competitivi di cui può godere quali: la “libertà” di licenziamento, di decentramento territoriale, di demercificazione della propria produzione?

7 Secondo l’impostazione della Corporate Social Responsability per Corporate Sustainibilty si intende l’impegno assunto dall’impresa che si propone di perseguire un modello di sviluppo correlato all’ambiente ed alla dimensione sociale in cui vive, avendo un comportamento rispettoso verso i suoi stakeholder e utilizzando un profilo di rischio accettabile.

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