LA SALUTE? UN BENE PER TUTTI
Intervista a GABRIELE ROSSI
Responsabile medico per l’Italia Medici Senza Frontiere
È la sfida di Medici Senza Frontiere la più grande organizzazione medico-umanitaria indipendente al mondo. Gabriele Rossi, responsabile medico per l’Italia racconta le emergenze del pianeta e l’impegno a cui tutti siamo chiamati

 

“La mia è stata una scelta di coscienza, non tolleravo le ingiustizie”. Con questa motivazione Gabriele Rossi, nel 2001 abbandona il suo posto in corsia all’ospedale di Pavia e si arruola nelle file di Medici Senza Frontiere, la più grande organizzazione medico-umanitaria indipendente al mondo, di cui oggi è diventato responsabile medico per il nostro Paese. Nata in Francia nel 1971, MSF fornisce soccorso umanitario in 67 paesi,tra questi Rossi è stato ad Haiti, in Darfur, in Somalia, in Iraq, in Libia, in CentrAfrica, in Siria e in Afganistan, ovvero nelle zone più calde e pericolose del globo. Per salvare vite umane.

Qual è stata l’emergenza che più l’ha segnata?

Il terremoto di Haiti del 2010 per diverse ragioni. Ero già impegnato in un progetto nel Paese, ma ero in Italia per le vacanze di Natale, quando sono stato richiamato per il sisma che ha ucciso in pochi minuti 250mila persone, provocando 500mila feriti e danni a edifici e strutture. Ricordo, durante il viaggio di ritorno, quando dal finestrino dell’aereo che mi riportava ad Haiti mi resi conto dell’emergenza e cominciai a piangere. Poi, per i successivi tre giorni, ho lavorato senza sosta, trasformando quelle lacrime in energia per portare aiuto in una situazione in cui non c’erano più nemmeno gli ospedali, mancava l’acqua, c’erano i cadaveri lungo le strade. Tra noi c’era anche un medico haitiano che il giorno prima aveva seppellito sua figlia, eppure era lì con noi a dare una mano.

Lei è stato anche in molte zone di guerra. Qual è la differenza?

Cambia il tipo di emergenza, negli ospedali arrivano feriti da arma da fuoco o da esplosioni. La ferocia umana poi dà il peggio nelle guerre civili. In Libia ad esempio, a Tripoli, quando i ribelli sono arrivati in città abbiamo trovato persone uccise all’interno degli ospedali. I ribelli avevano sparato sui miliziani di Gheddafi ricoverati perché feriti. Lo stesso ho visto fare dai miliziani con i ribelli. Nelle guerre civili le convenzioni internazionali tendono ad essere meno rispettate. In quel caso occorre portare avanti un lavoro attento di diplomazia, per entrare nelle carceri, ad esempio, come è accaduto a Misurata in Libia.

In Siria alcuni vostri operatori sono stati presi in ostaggio e poi rilasciati. Come è la situazione oggi?

Il grave incidente di sicurezza che ha coinvolto i nostri colleghi ci ha costretti a ritirare lo staff medico internazionale dalla Siria, perché non abbiamo più la certezza che le nostre équipe siano al sicuro. MSF continua comunque a gestire sei strutture mediche nel paese e ha costruito una rete di supporto per oltre 100 strutture mediche nelle aree controllate dal governo o dai gruppi non governativi per fornire un minimo di assistenza alla popolazione bloccata dal conflitto, ma si tratta di una goccia in mezzo al mare. Per dare un’idea dell’emergenza che la Siria sta vivendo basta pensare che su una popolazione di 50 milioni di abitanti, 8 milioni sono sfollati all’interno dei confini siriani, mentre sono 4 milioni i rifugiati usciti dal Paese.

L’emergenza rifugiati è al centro di una delle vostre battaglie di questi giorni. Può spiegare meglio di cosa si tratta?

È la campagna Milioni di passa ed è nata per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle persone che ogni anno nel mondo sono costrette a fuggire perché è l’unica possibilità che hanno per sopravvivere. Un numero che non è mai stato così alto negli ultimi cinquant’anni: sono più di 51 milioni di uomini, donne, bambini che vivono in condizioni di vulnerabilità come rifugiati. Chiediamo all’opinione pubblica e ai governi di farsi carico di questa emergenza. Fuggono da guerre, violenza e condizioni di vita inaccettabili e tra l’altro per poter ottenere lo stato di rifugiati sono praticamente costretti a raggiungere le nostre coste come clandestini, affrontando viaggi pericolosi e mettendosi nelle mani di scafisti senza scrupoli.
Chiediamo un netto cambio di rotta a partire dalla legislazione sul tema. Tutte le iniziative si trovano sul sito www.milionidipassi.it.

Quali sono le emergenze sanitarie ad oggi nel globo?

L’Africa resta il continente più martoriato. A partire dall’epidemia di Ebola di cui i media hanno smesso di occuparsi ma che nel continente africano continua a mietere vittime. Al momento sono solo tre i Paesi interessati Guinea, Liberia e Sierra Leone. Ma nei paesi sottosviluppati si continua a morire anche per patologie come la malaria o peggio il morbillo. In particolare quest’ultima è una delle prime cause di mortalità infantile nel mondo. Per questo MSF ha lanciato di recente un appello alle aziende farmaceutiche GlaxoSmithKline (GSK) e Pfizer perché riducano il prezzo del vaccino anti-pneumococco a 5 dollari a bambino nei paesi in via di sviluppo. È assurdo ma nei paesi più poveri vaccinare un bambino oggi è 68 volte più costoso rispetto al 2001, mentre in molte aree del mondo nessuno può permettersi di acquistare nuovi costosissimi vaccini come quello contro le malattie da pneumococco, tra cui alcune forme di malattie respiratorie e di meningite, che ogni anno uccidono circa un milione di bambini.

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