C’E’ TANTO BISOGNO DI RIDERE, DI AVERE INTORNO AMICI E DI FARE DEL BENE
Intervista a RENZO ARBORE
Showman, cantautore, attore e musicista
di Isabella Calbi
«La nostra vita di gente dello spettacolo è come un grande castello di sabbia. Invece i rapporti con i bambini sordo-ciechi sono rapporti veri». Ci tiene a rimarcarlo Renzo Arbore, lo showman italiano tra i più conosciuti al mondo, che da 30 anni è testimonial per la lega del Filo d’Oro, l’associazione che si occupa di assistenza ai pluriminorati sensoriali.

 

La Lega del Filo d’Oro ha compiuto cinquant’anni e tu ne sei il volto da trenta. Ci racconti un po’ della tua esperienza?

Sono nello spettacolo da una vita. Eppure, dico sempre che il pubblico che amo di più è quello che non mi ha mai visto né sentito. La mia collaborazione con la Onlus di Osimo (Ancona) è un’esperienza che mi ha arricchito molto. Sono con loro dal 1989 e non avendo mai avuto una mia famiglia, questi ospiti sono la mia famiglia che mi commuove e mi emoziona. Nei prossimi mesi, tuttavia, passerò le consegne all’attore Neri Marcorè.

Quest’anno festeggi anche 30 anni dal tuo programma “quelli della notte”, entrato di diritto nella storia della televisione italiana. Che effetto ti fa?

La gente ancora mi “perseguita” per quella trasmissione, è una sorta di marchio, un po’ come “Lascia o radoppia” per Mike Bongiorno. Ci sono i nostalgici che continuano a rivedere le repliche (la Rai le rimanda spesso in onda) e i giovani che la scoprono e si divertono proprio guardando quello che era un appuntamento cult con una serie di personaggi comici e un po’ surreali. Forse perché c’è tanto bisogno di ridere.

Cosa è per te sinonimo di benessere?

Oggi considero il senso di isolamento come qualcosa di altamente rigenerante, perché ovunque vada, in tanti mi riconoscono e quindi mi fermano. Quando penso al relax, penso ad un posto dove ci sia poca gente, e anche una piscina o una Spa, e poi il mare che adoro. Ricordo che, da ragazzino, andavo al mare a Mattinata, in Puglia. Corrompevamo i contadini, con una bottiglia di vino, per farci passare nei campi e arrivare alla spiaggia. Il mare era limpido, le libellule si posavano sull’acqua, un vero spettacolo. Questo un po’ mi manca, così come la natura incontaminata e selvaggia. E mi viene in mente anche una vacanza in Thailandia, una ventina di anni fa. I miei amici mi avevano promesso una settimana comoda e rilassante ed invece mi sono ritrovato in un bungalow sulla spiaggia, senza acqua corrente, luce, telefono e nessun tipo di comfort. All’inizio ero arrabbiato, poi però ho iniziato ad apprezzare i ritmi lenti e lo spirito di adattamento ha prevalso su tutto. Insomma, è stato un ritorno ad una dimensione primordiale. Ancora oggi apprezzo il benessere delle piccole cose. Temo l’aria condizionata e quindi giro sempre con due pigiami in valigia, uno più leggero e uno più pesante, a seconda della temperatura delle camere degli hotel.

Ricerchi il benessere anche a tavola?

Mi piace mangiare bene e sano. Sto attento anche ai cibi biologici e cerco di acquistarli appena mi è possibile. Sono a favore della riscoperta di quei prodotti della tradizione, veraci e saporiti. Quando posso faccio la spesa nei mercatini, direttamente dai contadini, così sono sicuro di trovare frutta ed ortaggi senza conservanti. E ovviamente benessere fa rima con un ottimo olio extravergine d’oliva. Ho quello mio personalizzato che amici contadini pugliesi mi preparano ogni anno. E mi porto dietro sempre una piccola bottiglia, anche quando vado al ristorante. Perché possono anche darti da mangiare l’aragosta, ma se ci mettono sopra le salse o un olio di semi, sei rovinato per sempre. Tra i piatti più naturali, amo il “pancotto”, piatto povero dei pastori e dei contadini della Daunia, a base di pane indurito e cotto in acqua bollente, insieme alle patate e verdure di campo. E poi, da napoletano non rinuncio mai ad una tazzina di buon caffè. Me lo preparo da solo, con la mia fedelissima moka che mi segue ovunque. Ma quel che conta, alla fine, è il piacere della famiglia, degli amici. Il conversare, lo scambiarsi le confidenze più belle, l’apprezzare, insieme ai propri cari, i sapori e i profumi di un piatto. E soprattutto stando a tavola si assapora il gusto di una sana risata.

 

YOGA DELLA RISATA
É il guru della risata. Richard Romagnoli, 39 anni, vive nel sud dell’India dove ha studiato lo Yoga della Risata. La sua missione è di apportare benefici positivi nella vita delle persone, comunicando da cuore a cuore le virtù terapeutiche, scientifiche e spirituali che si sprigionano per mezzo della risata e del potere creativo e curativo della mente subconscia. Per chi volesse provare, in tutta Italia si trovano i Club della Risata che organizzano (una volta a settimana o ogni 15 giorni) lezioni gratuite per imparare a mettere in pratica i consigli di benessere e stare così meglio con la mente e il corpo. Insomma la risata come terapia: serve per potenziare il sistema immunitario, abbassare il livello di stress e migliorare le prestazioni. Inoltre, Richard è autore della prima App a tema, “My Laughter Coach” ed è recente il libro “L’albero della vita”, con una meditazione guidata capace di generare un rilassamento profondo. Info: www.LaughterYoga.org
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