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LE VIE DEL DIALOGO STORIE DI UN “ALTRO” MONDO

Medio Oriente. Un corteo composto da donne avanza in processione verso il cimitero del villaggio. Sotto il sole soffocante di mezzogiorno, reggendo le fotografie di uomini perduti in guerra. Vestono tutte di nero. Alcune portano un velo, altre croci di legno.
Nepal. L’americano Conor Grennan, dopo aver lavorato 8 anni in una banca, atterra a Katmandu per svolgere tre mesi di volontariato in un orfanotrofio. In cerca di una pausa dalla routine quotidiana.
Milano, anni ‘70. Pier Paolo Pasolini scrive e pubblica Scritti corsari, una raccolta di articoli e riflessioni sulla trasformazione dell’Italia di quegli anni. In un’intervista Giorgio Gaber commenta «sviluppo senza progresso… mi sembra la sintesi più appropriata della nostra epoca».
Storie apparentemente lontanissime, nel tempo e nello spazio, che attraverso il cinema, la letteratura e il teatro parlano del nostro presente. E di un modo diverso di affrontarlo.
È il caso del film E ora dove andiamo?, in uscita sugli schermi italiani il 20 gennaio, della regista libanese Nicole Labuti, già nota al grande pubblico per un’altra storia al femminile, Caramel. Nella prima sequenza una processione di vedove giunta alle porte del camposanto si divide in due congregazioni: musulmani da un lato, cristiani dall’altro. Ma poi, determinate a proteggere la propria comunità, minacciata dall’isolamento, dalle mine, e ancor di più dalle divisioni interne, scelgono di collaborare. Ne nascerà un’impensabile amicizia capace di superare contrasti religiosi e ideologie e soprattutto di fermare la guerra degli uomini. Con i toni lievi della commedia, tra canti e balli, recitato anche da attori non professionisti, la pellicola mostra che un’altra via è possibile. «Alla base c’è un’esperienza personale – ha svelato la regista – Ho scoperto di aspettare un bambino il 7 maggio 2008. Quel giorno, a Beirut si passò nuovamente in uno stato di guerra. In città c’erano scontri dappertutto nelle strade. Persone che avevano vissuto per anni nello stesso edificio, che erano cresciute insieme, magari anche frequentato le stesse scuole, improvvisamente stavano combattendo contro altra gente, soltanto perché non appartenevano alla stessa comunità religiosa».
È un confronto postumo tra il pensiero di due grandi della cultura italiana del Novecento quello che porta sulle scene Eretici e corsari in tourné da questo mese in molti teatri italiani. Interpretato da Neri Marcoré e Claudio Gioè e diretto da Giorgio Gallione sul palco monologhi e canzoni di Gaber e Luporini si intrecciano alle più disincantate intuizioni di Pasolini, in un dialogo immaginario ma attualissimo. Radiografia impietosa dell’oggi, ma non disperata. Invito a un dibattito non ipocrita, Eretici e corsari è uno spettacolo che si alimenta di questi materiali, svelandoci le affinità tra due “poeti d’opposizione”, che non hanno mai temuto di essere scomodi e che con lucida preveggenza ci svelano che sarebbe ora di tornare a privilegiare il “crescere” rispetto al “consumare”.
Sceglie la via dello humour anche Conor Grennan per narrare la sua vicenda che in Italia ha pubblicato Piemme con il titolo Sette fiori di senape. «Un libro che funziona – secondo Usa Today –, perché Grennan descrive i bambini come individui ossessionati da questioni pressanti (come il perché lui non sia sposato) piuttosto che come vittime della povertà del terzo mondo». Quando varca il cancello azzurro dell’orfanotrofio Piccoli principi, non sa che la sua vita cambierà. È pronto ad un’esperienza formativa, anche dura. Ma limitata nel tempo. Quando torna negli Stati Uniti, riceve però una mail. Sette dei piccoli orfani di cui si era preso cura sono scomparsi. Rapiti? Costretti a ingrossare le fila degli eserciti di soldati bambini? Nella migliore delle ipotesi destinati al mercato delle adozioni illegali. O, nella peggiore, al traffico d’organi. Domande a cui Conor deve dare risposta. Fa ritorno in Nepal, si mette sulle loro tracce. Insieme a un altro volontario, Farid Farid Ait-Mansour, sfideranno connivenze, banditi, personaggi loschi ma intoccabili. Da quella esperienza è nata Next Generation Nepal che oggi si occupa di restituire dignità ai piccoli abitanti di quel paese martoriato dalla guerra civile.

DATE SPETTACOLO TEATRALE: 17-28 gennaio Milano, Teatro Strehler / 31 gennaio – 2 febbraio Modena, Teatro Storchi / 3 – 5febbraio Reggio Emilia, Teatro Valli / 6 febbraio Pavia, Teatro Fraschini / 7 febbraio Copparo (FE), Teatro De Micheli / 8 febbraio Bagnacavallo (RA), Teatro Goldoni / 9-10 febbraio Fermo, Teatro dell’Aquila / 11-12 febbraio Jesi (AN), Teatro Pergolesi / 14 febbraio Cascina (PI), Teatro Politeama / 15 febbraio Firenze, Obihall / 16-19 febbraio Bologna, Arena del Sole / 21 febbraio-4 marzo Roma, Teatro Olimpico / 5 marzo Civitavecchia, Teatro Traiano).