“…intendiamo rafforzare il grande albero della cooperazione i cui rami principali confluiscono ora in quest’unico organismo che avrà la funzione di coordinare la propria di rappresentanza nei confronti delle istituzioni italiane e internazionali e dare voce alle istanze delle imprese e dei soci cooperatori…”

 

Ad un anno dalla nascita a Roma dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, qual è il giudizio su tale iniziativa?

«L’Alleanza tra le tre centrali cooperative, Confcooperative, Legacoop e Agci ha richiesto dei tempi di maturazione e di metabolizzazione. Ha suscitato interesse e commenti positivi tra le cooperative e le strutture organizzative, negli interlocutori politico – istituzionali e negli osservatori economici a livello nazionale».

Qual è la finalità principale?

«Semplificare, modernizzare e rendere più efficace la rappresentanza delle imprese cooperative. È per questo che abbiamo scelto un percorso senza sovrastrutture, qual è appunto il coordinamento stabile. Non è messa in discussione l’identità e l’autonomia di nessuna delle tre centrali che restano distinte nella governance interna e nei patrimoni».
Si parla sempre più spesso di una vera e propria fusione tra le tre centrali cooperative.

Quali sono i tempi e i passaggi, ma soprattutto cosa ci si aspetta da una simile operazione?

«In questa prima fase l’attività dell’Alleanza punta a consolidare il progetto a livello nazionale. Nel giro di tre/cinque anni l’obiettivo è quello di estendere l’attività di coordinamento ai settori e ai territori. È così che intendiamo rafforzare il grande albero della cooperazione, i cui rami principali confluiscono ora in quest’unico organismo che avrà la funzione di coordinare la propria di rappresentanza nei confronti delle istituzioni italiane e internazionali e dare voce alle istanze delle imprese e dei soci cooperatori, i veri ‘padroni’ delle cooperative».

 

“…l’aggregazione è sempre sinonimo di maggiore competitività in qualsiasi settore. Ci sono tuttavia mercati, specie quelli più aperti alla competizione internazionale, dove integrarsi per conquistarsi il proprio spazio è strategico se non obbligatorio…”

 

A suo giudizio c’è un legame tra fusione di associazioni e fusione di cooperative o sono due aspetti ben distinti?

«Il modello è simile. Integrare, fare rete, perseguire aggregazioni consortili per crescere dimensionalmente e matrimonialmente. Tutto questo rappresenta un percorso di sviluppo innovativo che permette sia alle organizzazioni, sia alle imprese di rispondere alle sfide che si trovano ad affrontare. Per le prime, le organizzazioni, la rappresentanza. Per le seconde, le imprese, il mercato sempre più in continuo divenire a velocità inimmaginabili fino a non più di un anno fa».

Ci sono settori i cui processi di aggregazione di cooperative permetterebbero una maggiore competitività delle imprese?

«L’aggregazione è sempre sinonimo di maggiore competitività in qualsiasi settore. Ci sono tuttavia mercati, specie quelli più aperti alla competizione internazionale, dove integrarsi per conquistarsi il proprio spazio è strategico se non obbligatorio. Penso al settore agroalimentare o a quello manifatturiero (tessile e industriale), fortemente globalizzati, dove chi si aggrega e, soprattutto, si capitalizza può puntare con successo all’export e all’internazionalizzazione remunerando al meglio i soci conferitori o produttori che siano».

Ci sono altri settori interessati dalle politiche di crescita dimensionale e di aggregazione?

«Come dicevo tutti. Vale per il consumo e il dettaglio, per la piccola pesca, per la cooperazione sociale e socio – sanitaria che rappresenta il vero asse portante del Welfare del Paese. Più arretra lo Stato, più le cooperative si attrezzano per offrire servizi di qualità alle richieste complesse e diversificate che emergono da una società in rapida evoluzione».

A oggi è stato realizzato un sistema di alleanza che prevede un unico portavoce nazionale a turnazione. Quali sono i temi che già accomunano le tre associazioni e sui quali è già in atto un confronto?

«La facilitazione dell’accesso al credito. Il contrasto deciso al dumping contrattuale. La forte riduzione dei tempi di pagamento della PA. Soprattutto le politiche di sviluppo: aggregazione e integrazione, patrimonializzazione e capitalizzazione. Ecco perché invochiamo una stabilità normativa e fiscale che permetta alle cooperative, mediamente sottocapitalizzate e sottodimensionate, di pianificare meglio il proprio futuro».

Qual è il suo giudizio a riguardo?

«Contrariamente a quanto avviene in Europa e nel mondo abbiamo assistito a una manovra finanziaria, ingiustamente punitiva. L’ho definita antimerito e anticrescita per le cooperative che hanno continuato a creare lavoro e reddito anche in questi difficili anni di crisi».

 

 

 

 

Condividi
Stampa questo articolo Stampa questo articolo dillo ad un amico

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*