“…La crisi economica mette la cooperazione davanti a un bivio. Rassegnarsi a un ruolo riparativo oppure rilanciare l’ambizione di promuovere un’attività economica diversa, rispettosa delle regole del mercato ma volta soprattutto a promuovere innovazione sociale…”

 

Rag. Minella l’economia è uno degli ambiti in cui i cambiamenti si verificano con maggiore evidenza e rapidità: il progresso scientifico e le sue applicazioni tecniche vengono massicciamente sfruttati al fine di produrre e distribuire beni e servizi materiali. Ma c’è anche un rovescio della medaglia. Oggi appare sempre più evidente e preoccupante il dilagare della disoccupazione, la crescita di nuove povertà, l’inquinamento ambientale. Un intreccio tra interessi economici e decisioni politiche che inducono all’induzione artificiosa di bisogni e modi di vivere che cozzano con il comune patrimonio culturale ed etico. Come si pone e soprattutto cosa propone il mondo cooperativo per fare fronte a questo cambiamento e soprattutto come conciliare l’etica con l’economia aziendale?

L’Italia sta attraversando ormai da molti anni una profonda crisi economica. Anche se la cosiddetta fase acuta si è evidenziata in quest’ultimo triennio è altrettanto vero che ci trasciniamo dietro anni difficili e che nulla sono servite le numerose manovre per cercare di risanare i conti. Il sistema Italia in generale è in forte affanno. Davanti a questo scenario dobbiamo dire che il mondo della cooperazione ha reagito molto bene. Le cooperative in questi anni hanno sofferto, ma hanno anche dato risposte positive alle criticità. Anche da noi ci sono stati sacrifici, ma non abbiamo mai ricorso a strumenti esterni. Per raggiungere tali traguardi ci sono state maggiori responsabilità condivise, integrazione tra università e ricerca e mondo delle imprese e soprattutto il nostro è un modello che si basa sull’aumento della conoscenza, sul rispetto dell’ambiente e sulla inclusione e coesione sociale.

Oggi le imprese, tutte indistintamente, devono essere sempre più competitive, adattarsi ai mutamenti dei mercati, agli imprevisti e improvvisi scivoloni finanziari; come possono le cooperative rimanere ugualmente competitive senza perdere qui i valori che li caratterizzano?

Rispondo con due parole chiave: efficienza e democrazia. Da noi questo sistema ha sempre funzionato permettendo al modello cooperativo di crescere sul mercato senza mai perdere la sua naturale vocazione. Le società cooperative devono sapere coniugare bene questi due aspetti. Non è facile, ma i risultati parlano da soli.

Qualcuno, infatti, sta guardando favorevolmente al movimento cooperativo.
Oggi che il Pil non sembrerebbe più sufficiente ad esprimere un valore di economia c’è la necessità di guardare altri indicatori come la qualità della vita, il tempo libero o comunque nuove forme di lavoro. Lei che ne pensa?

Sono parzialmente d’accordo. Credo che sminuire il valore del Pil come indicatore sia sbagliato. Nel bene e nel male continua comunque a rappresentare la ricchezza di un Paese. Questo però non vuole dire che sia l’unico strumento di misurazione. E’ buona cosa tenere conto anche di altri parametri, espressione di una esigenza sempre più richiesta da parte della gente. Ecco perché le cooperative devono adeguarsi e recepire queste nuove esigenze.

Ancora una domanda: alla luce della recente finanziaria i detrattori delle cooperative affermano che non c’è nulla di scandaloso sulla maggiore imposizione fiscale e che tutte le imprese al di là della forma giuridica sono uguali, pertanto…

La fermo subito. Non è assolutamente vero che tutte le aziende sono uguali. Vorrei ricordare che l’art. 45 della Costituzione prevede che lo stato agevoli le cooperative, ma voglio spiegare perché. In tutti questi anni il mondo cooperativo e soprattutto le grandi cooperative sono stati dei formidabili ammortizzatori sociali, l’occupazione è sempre stata garantita, difficilmente nel nostro mondo si licenziano i dipendenti, non ci sono stati fallimenti e per finire vorrei ricordare che gli utili portati a riserva spettano sempre allo Stato. Non credo quindi che siamo dei privilegiati, e se così fosse mi chiedo perchè le altre aziende non si trasformano in società cooperative. Penso che l’attacco al nostro mondo sia puramente ideologico e strumentale.
Nemmeno il regime fascista si scagliò così duramente contro il sistema cooperativo!

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CAMST Soc. Coop. a.r.l.

ANNO DI NASCITA: 1945
SEDE LEGALE: Via Tosarelli, 318 Villanova di Castenaso (BO)
TIPOLOGIA DI SERVIZI: Ristorazione
VOLUME DELLA PRODUZIONE 2010: 940 milioni di euro
NUMERO SOCI: 10.484
NUMERO DIPENDENTI: 7.771
AREE GEOGRAFICHE: Italia Centro Nord con 8 sedi territoriali
CERTIFICAZIONI: UNI 10854:1999, UNI EN ISO 9001:2008, UNI EN ISO 22000:2005, UNI EN ISO 14001:2000, OHSAS 18001:2007, SA8000

Camst è la più grande cooperativa di produzione e lavoro d’Europa, nel settore della ristorazione collettiva è la maggiore impresa a capitale italiano.
Da più di 60 anni opera a 360° in tutti i settori del mercato della ristorazione studiando e proponendo combinazioni di prodotti e servizi che possano soddisfare al meglio la propria clientela, nel rispetto della persona e dell’ambiente.
Dalla ristorazione aziendale alla fieristica, dalla scolastica alla sanitaria, dalla commerciale al banqueting.

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