COOP, È TEMPO DI RIFORME
Intervista a PIETRO SEGATA
Presidente Cooperativa Sociale Società Dolce
 
Pietro Segata, presidente di Società Dolce, lancia un appello al mondo cooperativo: se non lo vogliamo subire, il cambiamento deve avvenire dall’interno

 


Cominciamo con le buone notizie. Società Dolce ha ottenuto tre stelle nel Rating per la legalità. Prima cooperativa sociale in Italia ad aver conseguito il massimo punteggio. Come si diventa i primi della classe?

È da un po’, ovvero da prima che venissero alla luce i vari scandali legati al mondo cooperativo, ed in particolare sulle cooperative sociali, che come Società Dolce ci interroghiamo su quali siano i processi necessari per garantire principi come trasparenza, etica, legalità con diffusione a tutti i livelli. Dall’uso residuale del denaro contante a favore della moneta elettronica, all’istituzione di un comitato etico che dal 2014, in accordo con i soci, affianca il Consiglio di Amministrazione e l’Organismo di Vigilanza, sono diverse le iniziative che abbiamo intrapreso in questa direzione.

Forse avrebbero dovuto agire in questa direzione anche altri all’interno del Movimento cooperativo …

Al di là dei casi eclatanti, in effetti sono dell’idea che il Movimento Cooperativo non abbia fatto abbastanza per autoriformarsi, con il risultato che le riforme sono state imposte dall’esterno. E quando le riforme arrivano dall’esterno finisci per subirle. Ma la responsabilità è dei cooperatori.

Nella sua esperienza le è capitato di trovarsi in situazioni per così dire ambigue?

Diciamo che mi sono capitate tante situazioni in cui lavorando con la Pubblica Amministrazione ho assistito ad esiti di gare in cui la mancata aggiudicazione mi è sembrata legata a criteri non oggettivi. Ambienti ostili, li chiamo. E magari è capitato di lì a poco che l’assessore di turno sia stato inquisito per fatti analoghi….

Tornando al Movimento Cooperativo quali riforme auspica?

Una è sotto gli occhi di tutti ed è quella del credito cooperativo. È indubbio che le banche popolari siano state meno soggette ai controlli di garanzia rispetto agli altri istituti bancari, con la conseguenza che oggi c’è un numero rilevante di commissariamenti. Un aspetto peraltro strettamente connesso al prestito sociale, altra questione da riformare urgentemente. Non si possono mettere a rischio i capitali dei soci in maniera così disinvolta. In tanti sono anziani, che investono i risparmi di una vita. E devono essere garantiti.

Società Dolce come si comporta in proposito?

Noi non ricorriamo al prestito sociale. Ci farebbe comodo, ma preferiamo chiedere finanziamenti alle banche. Non mettiamo a rischio l’interesse dei nostri soci. Ma per allargare il discorso, il punto è che il Movimento Cooperativo è un ‘vecchio arnese’ del Novecento che se vuol sopravvivere e magari non solo sopravvivere deve cambiare cassetta degli attrezzi.

Il primo attrezzo da cambiare?

Una delle questioni di cui si dibatte è il controllo interno che è poco incisivo. Sta però nascendo l’Alleanza delle Cooperative Italiane, il coordinamento nazionale costituito dalle associazioni più rappresentative della cooperazione italiana, ovvero Legacoop, Confcooperative e AGCI con l’obiettivo di migliorare il sistema di controlli, promuovendo legalità tra i propri associati. Questo potrebbe essere uno strumento molto utile per cominciare.

Basterà?

Oltre ai controlli bisogna rifondare il Movimento cooperativo sui valori in cui abbiamo sempre creduto. Come Etica e Legalità per restare in tema.

Un’ultima questione riguarda la reputazione del movimento cooperativo pesantemente danneggiata dagli scandali recenti. Qual è la percezione da parte dei soci di Società Dolce?

Di recente abbiamo affidato a SWG, un sondaggio al nostro interno su questi temi. E il risultato, devo dire, ha sorpreso persino me: l’80% dei nostri soci ha confermato di avere piena fiducia nell’operato della cooperativa.

 

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