Di solito le opere di finzione sono accompagnate dalla dicitura che i fatti narrati sono puro frutto della fantasia degli autori. Quando però si tratta di etica e legalità succede il contrario. Perché la realtà supera di gran lunga la fiction.

Per dire a che punto siamo (e non è un bel punto) basterebbe cominciare dal nuovo libro di Sergio Rizzo, firma del “Corriere” che insieme a Gian Antonio Stella è stato tra i primi a denunciare nel nostro Paese i privilegi della “casta”. Stavolta si è lasciato tentare dalla fiction pubblicando un romanzo. Anche se l’autore mette in guardia il lettore: gli eventi narrati “non sono frutto della fantasia”, ma “traggono tutti spunto da fatti accaduti o circostanze reali”. A differenza dei personaggi, i quali “invece sono immaginari”. A cominciare naturalmente dal protagonista e narratore della storia che poi dà anche il titolo del libro: “Il facilitatore” (Feltrinelli). Chi è? Lo spiega lui stesso: “Per il mio mestiere non c’è una definizione precisa. Non c’è uno stipendio. Non ci sono contributi previdenziali. Non ci sono nemmeno tasse da pagare. Ma di soldi ce ne sono tanti. Dappertutto, e dove nemmeno te lo immagini” spiega lo stesso protagonista. Solo che stavolta Adolfo Ramelli è a fine corsa. Perché si trova in casa sveglio, nel cuore della notte, ad aspettare i carabinieri che stanno arrivando per arrestarlo. Così, mentre attende, ripercorre trent’anni e passa di illegalità, malcostume, scandali. Ha iniziato come giornalista, ma presto ha capito che
per far soldi veri ci voleva ben altro. Così Stella ci restituisce il ritratto del potere italiano, passato e recente, una storia di fantasiale cui radici sono però ben piantate nelle inchieste di un grande cronista. L’indignazione è anche il sentimento che attraversa il nuovo spettacolo di Neri Marcorè, in tour per tutto il mese di gennaio in giro per la penisola (date e luoghi su www.archivolto.it). Si intitola “Quello che non ho” e si tratta di un’originale produzione di teatro-canzone, ispirato a due figure fondamentali del nostro passato, Pier Paolo Pasolini e Fabrizio De Andrè, da cui l’attore con la regia di Giorgio Gallione, va cercandorispostesulle grandi questioni del presente.
Lo fa raccontando storie emblematiche, anche in chiave satirica, che mettono a nudo le contraddizioni della nostra società globalizzata, dove – come affermava Pasolini – continua ad esserci sviluppo senza progresso. In questo tessuto narrativo, si intrecciano le canzoni di Fabrizio De Andrè, eseguite con l’aiuto di Giua, Pietro Guarracino e Vieri Sturlini. Il risultato è un dialogo vivissimo, etico e politico, sul nostro tempo.
Ripercorre una delle pagine più buie degli Stati Uniti d’America il film “La vera storia di Dalton Trumbo”, con la storia dello sceneggiatore, regista e scrittore statunitense che finì sulla lista nera del governo Usa perché comunista e fu costretto per molti anni a lavorare sotto pseudonimo. Diretto da JayRoacha interpretarlo è invece Bryan Cranston, che dopo anni come protagonista della celebre serie “Breaking bad”, ora presta il suo volto allo sceneggiatore statunitense messo all’indice durante la famigerata caccia alle streghe che dice a proposito della parte:“Fu un momento oscuro nella storia di Hollywood ma ancor più un momento inquietante nella storia americana”. La pellicola prende il via negli anni Quaranta, quando Trumbo è all’apice della sua carriera nonché lo sceneggiatore più pagato di Hollywood. E, forse anche per questo, finisce nella Hollywood Ten, ovvero la lista dei dieci autori inquisiti nel 1947 per il proprio rifiuto a rispondere alle domande della commissione McCarthy.
La pellicola racconta anche dell’attivismo di Trumbo a favore dei sindacati contro l’azione reazionaria della Motion PicturesAlliance, l’associazione in difesa dell’americanismo che poteva contare tra i suoi sostenitori John Wayne, Ronald Reagan, Walt Disney e la cronista Hedda Hopper, magnificamente interpretata da Helen Mirren. Dopo la proscrizione, Trumbo come molti altri, continuò a lavorare in incognito, vincendo tra l’altro due Oscar, per “Vacanze romane” nel ’53 e per “La più grande corrida” nel 56, che vennero assegnati a prestanome e solo successivamente riconosciuti come suoi. A riabilitare Trumbo definitivamente furono invece Otto Preminger e Kirk Douglas che rispettivamente per“Exodus” e “Spartacus”inserirono il suo vero nome nei titoli di coda. L’opera si conclude con il discorso di riconciliazione di Trumbo davanti all’associazione degli sceneggiatori in cui disse: “Non ci furono innocenti o ferite ma solo vittime”.

 

SE LA RIVOLUZIONE INDOSSA L’ABITO BIANCO
La disobbedienza contro le leggi ingiuste per la prima volta indossa l’abito bianco. La storia ha inizio quando un poeta palestinese siriano e un giornalista italiano incontrano a Milano cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra.Decidono di aiutarli a proseguire il loro viaggio clandestino verso la Svezia, ma per evitare di essere arrestati mettono in scena un finto matrimonio coinvolgendo un’amica palestinese che si presta a indossare l’abito da sposa. All’avventura si uniscono una ventina di falsi invitati, tra amici italiani e non, che li accompagneranno per quattro giorni e tremila chilometri attraverso mezza Europa.Un film documentario ma anche un’azione politica. “Io sto con la sposa” è tutte queste cose insieme. Firmatoda Gabriele Del Grande, Antonio Augugliaro, Khaled Soliman Al Nassiry, arriva in dvd per Real Cinema accompagnato dal booklet: “Storia di un matrimonio” e altri scritti con ulteriori approfondimenti sul tema.
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