Rocco Papaleo, lucano doc, viene definito in tanti modi, attore di cinema e teatro, ma anche musicista, cabarettista, comico, regista, conduttore tv. Mille sfaccettature per un solo personaggio che ama dire «sono soprattutto un cantautore. Ho sempre suonato la chitarra per accompagnare le mie canzoni». Canzoni che «non risolvono i problemi sociali…ma nemmeno ne creano».

 

Da tempo pratichi il teatro-canzone?

È un modo di raccontare dove la narrazione entra ed esce dal modulo canzone. Il linguaggio si esplica nell’incontro tra musica e parole, un incontro senza soluzione di continuità come se fosse un’unica partitura musicale. Faccio cinema, televisione (la recente esperienza televisiva a Sanremo, ndr) ma ho bisogno del palcoscenico. Il teatro ha la forza del presente, è mentre sta accadendo, è vivo e in vista. E ha bisogno di una cosa sola: della vita. Per questo la vita ha bisogno del teatro. E sarà sempre così. In questo periodo sto portando in scena “Una piccola impresa meridionale”, un altro esempio di teatro-canzone, dove le canzoni sono alternate da piccoli viaggi intorno alle persone e alle cose che le hanno ispirate.

La tua carriera è iniziata con alcuni spettacoli destinati ai piccoli delle materne. Poi hai spesso lavorato con i ragazzi. Pensi che la scuola possa essere un “teatro”?

Credo che il teatro possa essere una scuola. Un’occasione di crescita culturale che passa attraverso la co-municazione e lo scambio di esperienze, la relazione con gli altri, la consapevolezza delle proprie capacità. Il teatro, per chi lo insegna, è un osservatorio privilegiato, mentre per lo studente è un laboratorio privilegiato, proprio perché unisce al momento teorico, “di studio”, un momento pratico, di interpretazione sulla scena. Attraverso il teatro si impara a lavorare in gruppo, a scoprire le proprie risorse.

Hai spaziato in tutti i campi dello spettacolo, ma da quale ambito artistico pensi che i ragazzi siano più attratti?

La televisione è sicuramente al primo posto. Basti pensare alla frenesia e alle code che si creano per i provini del Grande Fratello. Già i quindicenni ci sperano e vorrebbero compiere i diciotto anni per potervi accedere. La tv è una scorciatoia per emergere subito. Certo preferirei che si facesse la fila per assistere ad un concerto di musica classica, o ad uno spettacolo teatrale, o per l’ingresso ad un museo, o per entrare in una libreria.

Tu non ti sei mai laureato. Pentito?

Mi ero iscritto a matematica e penso sempre che se mi fossi laureato sarei tornato a Lauria (in Basilicata) per
insegnare. Invece, una mia amica mi ha iscritto ad una scuola di recitazione ed il mio futuro è cambiato. Non sono pentito. Potrei dire che la mia tesi di laurea è stato il Festival di Sanremo, che è espressione di una volontà popolare ed io mi sono sempre sentito un figlio del popolo.

Il mondo dei giovani è spesso motivo d’interesse per il cinema e per il teatro: tu che sei anche regista, ritieni sia una forma di sfruttamento o un modo per far emergere nuovi talenti?

Io sono per la “libera circolazione dei talenti e non”. Questo può essere un modo per far emergere anche chi non ha studiato recitazione ma ha un’inclinazione innata. Poi magari dopo una prima occasione, trova il modo per approfondire le sue capacità.

A tuo avviso, i social network aiutano davvero a fare nuove amicizie o contribuiscono ad isolare i ragazzi?

Direi l’uno e l’altro. Da un lato ampliano la propria rete di conoscenze. Facebook, Twitter, sono mezzi eccezionali per restare in contatto con i vecchi amici che non vedi da tempo o che si sono trasferiti. Ne riconosco la loro grande potenza nel “fare gruppo” e non li temo come una pericolosa deriva delle relazioni. Dall’altro lato, invece, i social tolgono quel calore di potersi “sfiorare”. A mio avviso, le persone sono fatte per stare insieme e avere “un contatto” diretto.

Ritieni che Internet sia un surrogato della realtà per i giovani?

Internet è forse un rifugio per molti giovani che quasi hanno paura di affrontare la realtà. Tuttavia la realtà entra prepotentemente dalla fessura e prima o poi devono farci i conti. Mi piacerebbe, invece, che i ragazzi ricominciassero a credere, a fare e ad inseguire i sogni, con la voglia e la possibilità di cercare un cambiamento.

 
ROCCO PAPALEO, UNO, NESSUNO, CENTOMILA
Rocco Papaleo nasce a Lauria, in provincia di Potenza, il 16
agosto del 1958, sotto il segno del leone. A 18 anni si trasferisce
a Roma per l’università. È una sua amica ad iscriverlo
ad un corso di recitazione. Sarà quello il suo via. Esordisce
poi nel 1985 con ”Sussurri rapidi” – spettacolo teatrale di
Salvatore di Mattia. L’ingresso nel cinema con “Senza pelle”
di Alessandro D’Alatri. Di qui, una lunga serie di film di successo,
diretto da registi affermati come Archibugi, Pieraccioni,
Virzì, Veronesi, Salemme, Vanzina, Scola. Il successo
arriva con il film pluripremiato “Basilicata coast to coast”. Poi la
commedia “È nata una star?”, al fianco di Luciana Littizzetto.
Oggi sta lavorando ad un nuovo film che uscirà in settembre,
dal titolo “Una Piccola Impresa Meridionale”, come il suo ultimo
spettacolo teatrale (scritto in collaborazione con Valter Lupo),
anche se la storia è diversa. Ha pubblicato un nuovo album musicale,
che contiene 12 brani scritti da lui, dal titolo “La mia parte
imperfetta”.
Info: www.roccopapaleo.eu
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