Il mondo della scuola negli ultimi anni è notevolmente cambiato: oggi gli insegnanti hanno a che fare con studenti sempre più esperti e fruitori delle nuove tecnologie, abituati a lavorare con strumenti di cui spesso gli adulti ignorano l’esistenza o il funzionamento. Non a caso, escluse alcune esperienze che rappresentano casi di eccellenza (come il progetto cl@ssi 2.0), la scuola italiana è ancora molto lontana dal mondo digitale. Fortunatamente, negli ultimi anni il MIUR ha dato segnali di cambiamento, sia introducendo l’obbligatorietà di adozione, dall’anno scolastico 2011/2012, dei libri misti e dei libri scaricabili, sia attraverso investimenti per l’acquisto delle LIM (Lavagne Interattive Multimediali), che per la dotazione di connessione internet ad alta velocità e di laboratori di informatica. Questi strumenti, però, spesso rimangono inutilizzati o sottoutilizzati. Per capire quali sono gli elementi frenanti che non ne permettono il pieno utilizzo, abbiamo rivolto qualche domanda al dottor Giuseppe Cagni.

 

Il lavoro formativo di cui la scuola si fa portavoce, non può non tener conto degli apporti forniti dai nuovi media. Dottor Cagni, ci parla dell’impatto delle tecnologie nella scuola?

Tecnologie digitali e nuovi media hanno, e stanno, trasformando in modo evidente la vita individuale, sociale, professionale e del lavoro in generale. Un impatto simile dovrebbe risultare anche nell’ambito formativo. Ma, ad osservare obiettivamente, il sistema scolastico italiano è rimasto sostanzialmente impermeabile alle trasformazioni provocate dalla diffusione delle ICT . La sua struttura profonda è ancora rigida, con un’impronta ottocentesca assolutamente inadeguata ad accogliere con facilità i cambiamenti epocali di cui le tecnologie digitali sono portatrici. Nonostante ciò, sono decine e decine le situazioni in cui si sperimenta un utilizzo efficace delle tecnologie per innovare la didattica e le recenti iniziative ministeriali nell’ambito dell’azione “Scuola digitale”, ma è una strada molto lunga da percorrere.

In base alla sua pluriennale esperienza d’insegnamento, secondo lei quali sono i vantaggi legati all’introduzione dei nuovi media nella scuola?

Due semplici esempi: la LIM, lo strumento digitale forse più innovativo a livello di diffusione relativamente ampia, non è che un banale grande monitor di computer. Posta nell’aula, affidata ad un docente esperto e all’interazione degli studenti, diventa una “finestra aperta sul mondo” che rompe l’isolamento culturale della classe inondando l’aula di informazioni in forma multimediale, pronte per la gestione e la rielaborazione. E questa comunicazione col mondo, grazie al web, non è unidirezionale e passiva come col medium televisivo, ma agisce in due direzioni: il mondo entra a scuola ma la scuola può uscire nel mondo ed è la classe che la gestisce in modo interattivo. Secondo: tutti sappiamo delle grandi risorse del web, ma anche dei suoi potenziali pericoli per cui un’azione di educazione all’uso consapevole della rete, non solo è un compito ineludibile per la scuola, ma diventa un fattore di crescita civile e di educazione alla cittadinanza per gli studenti.

Ci spiega l’intento dell’iniziativa del MIUR per l’allestimento di classi tecnologicamente avanzate denominato “Progetto Cl@ssi 2.0”?

Lo scopo dell’azione “Cl@ssi 2.0” è quello di trasformare gli “ambienti di apprendimento” delle nostre classi grazie ad una forte introduzione e all’uso coerente delle tecnologie digitali. Per “ambiente di apprendimento” si intende sì lo spazio fisico aula ma anche e soprattutto le relazioni, le metodologie, le strategie didattiche, i contenuti, gli strumenti che concorrono ai processi formativi. La sperimentazione, che attualmente interessa circa 300 classi dei tre ordini di scuola, si pone fra l’altro l’obiettivo di conoscere se e in quale misura le ICT a supporto della didattica possono realmente migliorare i livelli di apprendimento. Info: http://www.scuola-digitale.it/classi-2-0 e http://www.irrepiemonte.it/classi20/classi20m.htm

Attualmente sta lavorando ad un importante progetto a livello europeo: in cosa consiste?

ITEC (Innovative Technologies for an Engaging Classroom) coinvolge 27 partner e 12 Paesi europei ed è un progetto di ricerca e sperimentazione su larga scala volto a prefigurare le potenzialità della classe scolastica di domani. Intende, con la partecipazione di 1000 classi, progettare e creare nuovi scenari di insegnamento e apprendimento, in cui integrare opportunamente le tecnologie digitali, trasferibili per la classe futura. Attualmente siamo alla seconda fase pilota della sperimentazione cui partecipano 40 classi italiane.

 
TORTELLINO X-PERIENCE
Il tortellino perfetto? Secondo una leggenda è tale solo
se uguale all’ombelico di Venere. Per imparare a realizzarlo
ora c’è un gioco multimediale. Si chiama Tortellino
X-perience ed è stato ideato da un’équipe di ricercatori
dell’Università di Bologna, guidati dal professor Marco
Roccetti. Una “game-station” sperimentale che consente
il dialogo tra i movimenti dell’utente e un video
proiettato di fronte ad esso, senza l’ausilio di alcuno
strumento hardware (sensore, telecomando, joypad o
simili). Il giocatore, ripreso con una webcam, non ha
nulla in mano e deve solo mimare, passo dopo passo, i
movimenti di una vera sfoglina. Si comincia dal “vulcano”
di farina, fino a stendere la pasta con il mattarello,
mentre il computer riconosce i gesti e li proietta tridimensionalmente
sullo schermo, come uno specchio.
Solo se si è bravi si passa al livello successivo. L’eco di
questo sistema interattivo sperimentale è già arrivato
negli Usa, tanto da essere citato dalla prestigiosa rivista
“New Scientist”.
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