Luca non riesce a prendere sonno: domani 30 marzo 2032 compirà 15 anni. Tutto è pronto per il grande giorno: i suoi genitori hanno firmato il consenso e la navicella alle 9 del mattino lo verrà a prendere per portarlo dal Dott. XYZ che procederà ad inserire nel suo cervello il tanto atteso microchip. Da domani Luca entrerà a far parte del circolo dei cervelli elettronici.

 

Nel solo ultimo ventennio, le tecnologie informatiche e i nuovi media stanno rivoluzionando la vita di ogni individuo e, seppur lentamente, anche il mondo della Scuola e dell’Università. La tradizionale lavagna sarà sostituita dalle tanto attese Lavagne Interattive Multimediali e la carta stampata sarà abbandonata lasciando il posto ai nuovi e-book. Queste sono solo alcune delle innovazioni che saranno introdotte in maniera sempre più massiccia nei prossimi anni. Ma come sarà la scuola tra due secoli? Ci saranno le aule? E i professori? Abbiamo chiesto ad alcuni studenti frequentanti le scuole secondarie di secondo grado e l’università di provare ad immaginarsi la scuola nel 2312, tra due secoli.
“Spero che non sarà molto dissimile da quella che è ora; il tipo di insegnamento frontale, le lezioni, la presenza uma-na secondo me sono molto importanti e con questi mezzi informatici forse sarà possibile anche studiare attraverso computer, uno scenario un po’ da fantascienza. Non so cosa la tecnologia porterà, ma spero che quanto di umano c’è rimanga!” (Ilaria, Lettere Classiche all’Università di Bologna).
Dello stesso auspicio anche Francesco (Lettere Moderne, Università di Bologna): “sarà tutto molto più sviluppato a livello tecnologico, tutto molto più virtuale e accessibile e chissà se ci sarà qualcosa che avrà superato il computer. La tecnologia, il computer, saranno sicuramente determinanti. Non so se rimarrà il contatto diretto con i professori, ma spero che rimarrà, perché è quello su cui si fonda tutta l’università.
“Me la immagino aperta a tutti, molto più di adesso. Come abbiamo visto nei secoli, prima l’università era più elita-ria, aperta a chi aveva possibilità economiche. Nei secoli probabilmente la scuola e l’università si apriranno a tutti, l’università sarà qualcosa di scontato, che si fa come adesso si fanno le elementari e, di conseguenza, è probabile che il livello culturale si abbasserà, come già è adesso rispetto ai nostri nonni, genitori, quando c’era una rigidità molto più significativa. Una cultura per tutti, abbassata di livello che però ha i suoi effetti positivi, che forse crea un livello più equilibrato. A lettere ahimè non ci sarà più il latino – prosegue amareggiata Natalia (Lettere Moderne, Università di Bologna), ma non bisogna aspettare due secoli, per questo bastano 50 anni!” “Non ci saranno più le aule – afferma Laura, iscritta anche lei a Lettere Moderne all’Università di Bologna; se si allargherà ad un pubblico vastissimo, forse si farà tutto da casa, e poi niente più libri.” Natalia si immagina che gli spostamenti saranno ultraveloci, il teletrasporto sarà una realtà e ciò consentirà all’università di divenire una cosa mondiale: “non sarà più fare l’università a Bologna. Con la possibilità di spostamenti ultra rapidi, vado a fare l’università a New York e il fine settimana torno a casa”.
Marika (Antropologia Culturale, Università di Bologna) si augura che alcuni saperi, soprattutto nell’ambito delle materie umanistiche, sopravviveranno: “ci saranno sempre più investimenti nelle materie scientifiche e, a meno che non ci sia una rivoluzione, quindi un cambio della politica e del tipo di economia che vige nella società, l’università sarà sempre più tecnicizzata e scientificizzata e sempre meno attenta agli aspetti umanistici di qualsiasi materia”.
Secondo Marco (Liceo Classico Minghetti di Bologna) non ci saranno più le lezioni frontali, né le aule e forse neppure la scuola: tutto si farà da casa, tutto sarà più tecnologico, interattivo e l’apprendimento più autodidatta. “La nostra professoressa di storia e filosofia pensa che in un futuro i professori saranno dei robot e gli studenti avranno un microchip nel cervello e noi genitori ci troveremo davanti alla decisione se mettere o no questo microchip nel cervello dei nostri figli. È un quadro abbastanza inquietante e io personalmente auspico che non sia così” affermano Vittoria e Patrizia, studentesse dell’ultimo anno del
Liceo Classico Minghetti di Bologna.
“Magari non ci sarà più l’università, magari nasciamo imparati” afferma Enrico iscritto a Lettere Moderne. “Verso i 14-15 anni ti metteranno un microchip! Sarà tutto programmato e non sarai tu a fare la tua vita!” sostiene Francesco del Liceo Scientifico di Roma.

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