A tu per tu con Emilia Marasco, docente di storia dell’arte, scrittrice, attenta e sensibile narratrice di storie femminili ma anche di vicende legate all’adozione e alla “multicultura” in famiglia. Ha pubblicato La memoria impossibile (Tea edizioni), un libro autobiografico, il racconto dell’esperienza di madre adottiva, ma anche un aiuto per i genitori che si ritrovano a dover fronteggiare numerose difficoltà, dopo l’arrivo dei “nuovi” bimbi.

 

La tua è una famiglia multiculturale. Quali sono i vantaggi di una famiglia così “allargata”? E gli svantaggi?

La mia famiglia è diventata multiculturale grazie all’adozione di due bambini etiopi, Tilahun e Zenebech, dopo che avevo già un figlio biologico (Andrea). Essere nati in Africa e essere adottati poi da una famiglia italiana, a quattro o cinque anni, comporta un traumatico allontanamento dalla propria cultura di origine per integrarsi nella nuova famiglia, in un altro paese, con una lingua che non è la propria lingua madre. Noi abbiamo cercato di mantenere alcuni legami con il loro passato attraverso la conoscenza dei cibi tipici, la musica, attraverso il recupero dei ricordi, valorizzando i loro racconti. Aver fatto in modo che non dimenticassero è il modo migliore per farli integrare. Oggi i ragazzi sono italiani e tali si sentono. Italiani con la pelle nera. Vantaggi? Crescere insieme, aprirsi, guardare gli altri e la realtà da nuovi punti di vista. Io ho imparato molto dai miei figli. Svantaggi? Nessuno, se non qualche timore per il razzismo che a volte si incontra e che, anche in piccole quantità, fa sempre male.

Tu hai una teoria: “l’affetto che si moltiplica in tanti affetti”…se solo si riuscisse ad applicare nella vita.

L’importante credo sia tendere a questa apertura, poi ciascuno fa quello che può.

I tuoi ragazzi si sono mai trovati in difficoltà a scuola? I compagni di classe hanno fatto in modo che si integrassero bene?

In generale si sono sempre trovati bene, hanno avuto anche la fortuna di avere un fratello più grande, (Andrea oggi ha 26 anni), che è stato il loro punto di riferimento, ha dato loro sicurezza. Si sono integrati senza difficoltà. Tilahun (20 anni) ha anche molti amici tra i nuovi cittadini, ragazzi di seconda generazione, nati qui e che dovrebbero poter essere italiani come lui.

Il ricordo più bello legato ai tuoi “bimbi”

Quando è arrivata Zenebech. In aeroporto erano tutti e tre davanti a me. Li guardavo, si tenevano per mano. Lei, piccola e spaurita, in mezzo. La proteggevano e mi sembrava che andassero verso il futuro. Insieme. Una sensazione che mi accompagna da allora e che mi rassicura. Mi dà la certezza di un legame solido e che un giorno potranno farcela anche senza di me.

Un’esperienza multiculturale attraverso la parola scritta. Parlaci del tuo libro “La memoria impossibile” e di “Famiglia: femminile plurale”. Che messaggio vorresti trasmettere?

Il primo è un libro incentrato sull’esperienza dell’adottare e dell’essere adottati, ma è anche un libro sulla maternità. La mia storia, dunque, ma anche la somma di tanti frammenti di storie e punti di vista. “Famiglia: femminile plurale” (Mondadori), invece, racconta le nuove forme di vita del terzo millennio. È la storia di una donna che sta per compiere cinquant’anni ed è al centro di una famiglia allargata, risultato di molti cambiamenti nella vita, diversi matrimoni, quattro figli. Intorno a Nina e alla sua famiglia ruotano altri personaggi. Attraverso questi scritti e la mia esperienza voglio raccontare storie in cui sia sempre presente l’idea del cambiamento, della possibilità, della trasformazione. Storie di donne perchè credo che siano le donne le vere portatrici di queste potenzialità.

Chi è Emilia Marasco?

Un donna con tutta la complessità che la donna contemporanea porta con sé: madre, moglie (più di una volta!), figlia, docente di storia dell’arte contemporanea, scrittrice, altro.

Progetti futuri?

Un altro libro intitolato “La distanza necessaria” con un editore genovese Il Canneto, un romanzo costruito intorno a un quadro di un pittore realista americano. E poi ho dato vita, insieme ad un’altra scrittrice, Claudia Priano, ad un ciclo di laboratory di scrittura creativa, il primo passo per una scuola. Ci spero.

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