IL FUTURO DELLA SCUOLA
PIETRO SEGATA
Presidente Cooperativa Sociale Società Dolce

Nata per occuparsi del diritto alla studio di pochi, Società Dolce, a vent’anni e più dalla sua nascita (1988), vuole cogliere pienamente la sfida della sussidiarietà, a tutto campo, rappresentata dal ruolo che viene assegnato dalla pubblica amministrazione alle organizzazioni non lucrative nel nostro sistema educativo e scolastico. Ai tempi del liceo il suo Presidente, e parlo di me, si sperticò, non poco e non solo, per contrastare l’incessante avanzare della scuola paritaria, che pensavo avvenisse in danno alla scuola pubblica. Avevo 15 anni e temevo che le istituzioni confessionali, complice il Governo, potessero beneficiare di fondi pubblici per sapientemente indirizzare le coscienze delle nuove generazioni che, prive di una offerta pubblica convincente ed aggiornata, venivano inserite nelle scuole paritarie private affinché ricevessero una più attenta cura. Il volantino, che nei suoi slogan si richiamava ai principi più saldi sanciti dalla nostra costituzione repubblicana, elaborato da me e il mio amico Stefano, aveva una brutale immagine di un corpo di “khomejni”, un viso di Roberto Formigoni e gli arti inferiori di un’aquila che con i suoi artigli stritolava un edificio scolastico pubblico, ahimè forse già malconcio. Con il ciclostile riproducemmo in una notte quel volantino in migliaia di copie e lo distribuimmo ai nostri coetanei, in una giornata di pioggia e di sciopero contro il Ministro Franca Falcucci, davanti a tutte le scuole medie superiori di Bologna. La mezza età e il corso della storia hanno messo in discussione il mio approccio ideologico e il mio fresco entusiasmo. Ritengo che oggi non possa esistere e non si possa parlare di sistema se non si portano a valore le istanze e le esperienze che nascono spontaneamente nella comunità all’interno della quale il pubblico opera. Le collaborazioni con il privato, in tutte le sue forme, hanno reso, infatti, la nostra offerta educativa e scolastica, tra le più avanzate al mondo, più aperta, plurale, ricca e prossima alle esigenze espresse dalla società. Ad una presenza di natura quasi esclusivamente confessionale, via, via si sono affacciate ed affiancate le Cooperative Sociali con ruoli complementari, inizialmente, e poi paritari. Oggi, quando parliamo di servizio pubblico, dobbiamo avere come riferimento prioritario quel sistema integrato e non ciò che residua di una impostazione molto rigida e chiusa che vedeva l’eccellenza e le garanzie poggiarsi sull’intervento diretto dello Stato. Il trasferimento agli Enti Locali di queste funzioni ha accelerato questo virtuoso percorso che non potrà e non dovrà mai essere rappresentato come esodo di risorse e persone verso una offerta alternativa e concorrente del privato. Un esempio è ciò che è successo a Società Dolce che, nel 1989, mosse i suoi primi passi nell’ambito del sostegno a persone con disabilità che frequentavano la scuola dell’obbligo. Fu proprio il Comune di Bologna a trasferire alle Cooperative Sociali queste attività di tutela, non potendo esso gestirle più direttamente. Renzo Imbeni, esponente dell’allora Partito Comunista Italiano (PCI), era il Sindaco di Bologna ed Enrico Boselli, socialista, era vice-Sindaco ed Assessore competente. La scelta non venne quindi assunta da pericolosi e interessati cattolici ma da lungimiranti amministratori di orientamento riformista la cui cultura ed esperienza di riferimento diceva quanto fosse di buon senso e utile assumere quella decisione e quanto fosse profondo il rispetto nutrito dal movimento cooperativo verso le istituzioni repubblicane e democratiche. C’erano allora, forse, più sicurezze, sicurezze sociali intendo, di oggi. Chiedere alle cooperative un ausilio, un aiuto, chiamarle ad assumersi qualche responsabilità di natura gestionale non voleva essere certo un tentare di sollevarsi dai propri obblighi di tutela e protezione, bensì contribuiva a generare una risposta più appropriata, scevra, a favore dei fruitori, delle rigidità che allora permeavano l’ordinamento del pubblico impiego, che obbligava a gestire questi servizi con un precariato, tutto espressione delle nuove generazioni, senza futuro e prospettive professionali. Con il Sindaco, Giorgio Guazzaloca, 10 anni dopo (1999) si avviava, con la stessa Amministrazione Comunale, la prima sperimentazione di finanza di progetto per la progettazione, realizzazione e gestione di due Nidi d’Infanzia in concessione, Nidi che sarebbero poi stati ultimati ed inaugurati con il Sindaco, Sergio Cofferati. Oggi Bologna, grazie alle innumerevoli iniziative, nate dal rapporto pubblico e privato, in questo specifico ambito, raggiunge sempre i primi posti delle classifiche per la qualità della vita dei suoi cittadini (es. Sole 24ore), grazie ad una complessa e ricca rete di servizi a sostegno della genitorialità. Attendo ora l’ulteriore salto di qualità che vedrà probabilmente la nostra Cooperativa misurarsi con proposte paritarie per la Scuola dell’Infanzia e dell’Obbligo.

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