URBINO FERMENTO CULTURALE
ISABELLA CALBI - Giornalista

 

Urbino è una città in movimento. Le sue strade non sono mai vuote. Sono animate, giorno e notte, dalle migliaia di giovani che studiano all’Università Carlo Bo (www.uniurb.it), una delle più antiche d’Italia (fondata nel 1506). Un fermento culturale e artistico grazie anche alla presenza di istituti creativi, come “la Scuola del Libro” o il “Museo del Gabinetto di Fisica” che ha riprodotto virtualmente lo strumento topografico utilizzato da Raffaello per fare dei rilievi a Roma, su commissione di papa Leone X. Sono ben 15 mila gli studenti (provenienti da tutta Italia e dall’estero), 43 i corsi di laurea, 1.650 le borse di studio, 1.590 gli alloggi universitari, numeri che fanno di questa cittadina delle Marche una “città Campus”. Una città nella città. Il titolo si affianca a quello di “culla del Rinascimento italiano” e all’iscrizione nel Patrimonio

Unesco. Nel saliscendi delle strade, tra gli anfratti invitanti e le vedute infinite si respira la serena lentezza della nobiltà che si mescola con l’adrenalina dei ragazzi, soprattutto alla sera, quando la città si riempie di una vita notturna frenetica. Giochi di luce, colori e ombre, e un tripudio di brindisi necessari a festeggiare un esame passato o a stemperare la tensione per un esame ancora da sostenere. Si gira, comodamente a piedi, fra queste mura ricche di storia, ammirando i palazzi affrescati e gli archi a volta, all’interno di ambienti capaci di mantenere vivo il legame con la tradizione e allo stesso tempo di essere al passo coi tempi. E per essere sempre proiettati sull’attualità, l’Uni-versità ha creato il progetto “Urbino Wireless Campus (UWiC)” che fornisce una rete wireless aperta negli edifici dell’Università stessa, nonché una copertura nelle zone più utili e frequentate dai ragazzi, ma anche dai cittadini e dai turisti.
Ed è un piacere perdersi in questo scrigno prezioso che è la città feltresca. Una salita immersa nel verde porta al Colle dei Cappuccini, con l’omonima chiesa. Da qui lo sguardo spazia sul susseguirsi dei rilievi che si perdono all’orizzonte. Tra gli altri luoghi da non perdere c’è l’ex Monastero di Santa Chiara, sede dell’istituto Superiore per le industrie Artistiche e, di fronte, l’Oratorio di Santa Croce. Il senso di nobile e grandioso culmina, però, nel Palazzo Ducale, voluto dal Duca Federico da Montefeltro: uno dei capolavori assoluti dell’architettura rinascimentale.
Vale la pena addentrarsi nelle varie stanze (ce ne sono oltre 250, anche se non tutte visitabili) in un crescente vortice culturale (la sala dell’Alcova del Duca, degli Ospiti, del Trono, dei Melaranci e poi le opere di Piero della Francesca, di Federico Barocci, di Tiziano) che trova il suo clou nello Studiolo del Duca Federico da Montefeltro (signore della città): un luogo intimo e raccolto, destinato alla meditazione (pensatoio), dove il tempo si ferma e racconta, come in un libro scritto nel legno (belle le tarsie lignee “contenenti” candele, spade, clessidre, strumenti musicali), l’avventura straordinaria delle glorie di questo uomo e degli altri “uomini illustri” raffigurati.
Da qui alla casa natale di Raffaello (trasformata in museo, affacciata sulla via ripida che ha preso il suo nome), il passo è breve. La sua casa natale, del XV secolo, è arredata con mobili d’epoca e conserva l’affresco “della Madonna con il bambino” del grande maestro, oltre a dipinti del padre, Giovanni Santi. La fantasia si scatena, provando ad immaginare il piccolo fanciullo prodigio mentre era attento a seguire, in una sorta di apprendistato, i lavori di suo padre Giovanni Santi, o alle prese con matite e colori (nel cortile, dove un tempo vi era la bottega paterna, attigua all’abitazione, è ancora visibile la pietra su cui i due pittori macinavano i pigmenti naturali) o intento a dipingere “La Madonna con Bambino”, uno splendore non solo nei lineamenti delle figure ma anche perché la critica è concorde nell’assegnare quest’opera ad un Raffaello di appena nove anni. Proprio uno studente modello.

 
IL GUADO: L’ORO BLU
Un tour nel Montefeltro può essere anche l’occasione per un
week-end creativo che dia libero sfogo al flusso delle idee artistiche.
Tra le varie proposte si possono seguire i corsi alla scoperta
del “guado”, conosciuto fin dall’antichità (Plinio, ne parla
nel libro “Historia Naturalis”). All’epoca di Raffaello la pianta
era l’unico colorante in grado di dare una tonalità azzurra e
rappresentò, per molto tempo, una risorsa economica importantissima,
tanto da essere definito “l’oro blu”.
La società cooperativa Oasi Colori, di Lamoli di Borgo di Pace,
permette di scoprire tecniche e segreti di applicazione dei colori
naturali vegetali nel campo del tessile abbigliamento, nel
settore delle pitture e vernici decorative. I corsi sono organizzati
presso le sedi dei richiedenti quando si tratta di gruppi precostituiti
(5/12 persone – costi su richiesta) oppure è possibile
usufruire di formazione a distanza, in maniera individuale, con
corsi on-line strutturati con dispense e kit-formativi
(info: www.oasicolori.it).
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