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VITTORIO PRODI
Parlamentare europeo
VITTORIO PRODI
Parlamentare europeo

Il 2013 è l’anno europeo dei cittadini, in cui siamo invitati a rafforzare la consapevolezza e la conoscenza dei nostri diritti. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea può essere uno strumento prezioso in questo senso. Innanzi tutto perché rappresenta il simbolo dell’Europa dei diritti e del processo di integrazione premiato con il Nobel per la pace, non un premio alla memoria, ma un impegno a rinnovare il progetto di pace dell’Unione.
L’altra ragione è che la Carta, fin dal suo preambolo, mette l’accento sull’esigenza di tenere insieme diritti e responsabilità. Mentre afferma che “l’Unione si fonda sui valori indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà […] sui principi di democrazia e dello stato di diritto”, aggiunge che il godimento dei diritti “fa sorgere responsabilità e doveri nei confronti degli altri come pure della comunità umana e delle generazioni future”. Responsabilità oggi imprescindibile. A livello globale perché il mondo interdipendente in cui viviamo ci impone di affermare un nuovo paradigma di gestione sostenibile del bene comune. A livello locale, nelle nostre società, perché la crisi mette in pericolo (ma al contempo stimola) l’inclusività e la solidarietà. Il diritto del singolo può diventare strumento di sviluppo della società, può diventare diritto/contributo (al bene comune), non solo diritto/prescrizione. Ragionare insieme sui diritti non è un passatempo per illusi, ma un modo per capire come ricostruire la nostra società, come ripensarla, come trovare nuove rotte da percorrere. Se tutti siamo d’accordo sulla proibizione dei trattamenti inumani e degradanti proclamati dall’articolo 4 della Carta, perché ancora accettiamo luoghi come i Centri di Identificazione ed Espulsione? Oppure come conciliamo il diritto di uguaglianza con le difficoltà che ancora incontrano i disabili a inserirsi appieno? Possiamo ancora pensare di attuare il principio di solidarietà attraverso un modello sociale europeo attualizzato? Stiamo investendo realmente sulla sostenibilità e la tutela dell’ambiente o con la scusa della crisi stiamo tralasciando l’unica via che ci porterebbe a uno sviluppo diverso? In sintesi, se la Carta è un importante traguardo, nell’anno europeo
dei cittadini deve e può diventare qualcosa di più. Può essere la bussola che ci guida verso l’Europa che continuiamo a voler costruire. Può essere lo strumento per chiederci quali diritti sono ancora da sviluppare e come. Condividere i diritti fondamentali di una Carta non significa infatti solo costruire un “futuro di pace fondato su valori comuni” e un’Unione sempre più coesa. Significa anche affermare che ogni diritto fa nascere responsabilità e doveri nei confronti degli altri, della comunità umana e delle generazioni future.

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